“Ho ucciso” di Emiliano Pianini (Newton Compton Editore)                                            

Il mattino seguente, al ritrovamento dei corpi trucidati dei conti, vengono prontamente allertati i carabinieri e il maresciallo  Attilio Ferraris si reca sul posto col brigadiere Ermanno Luci.

I conti erano amici dei fascisti  e  ci sono già le SS. 

La  casa è circondata e i  tedeschi premono per un risultato immediato del caso. Sono intenzionati a reagire con fermezza e pretendono che i gendarmi scoprano l’assassino in 48 ore prima di dare inizio alle rappresaglie. Molti  innocenti verranno messi al muro.

È  già successo che ai primi di aprile, in seguito all’uccisione di sette tedeschi, venissero  giustiziati ventuno italiani.

I nazisti sono certi che il delitto sia opera dei partigiani e lanciano l’ultimatum: o si consegna l’assassino o ne faranno le spese i civili.

I conti sono  stati trovati dalla domestica denudati, coi crani sfondati, e i  corpi composti nel letto in  una postura innaturale. Vengono rilevate le impronte.

Sui muri della camera da letto l’assassino ha scritto col sangue una frase di Bakunin:

I cattivi finiscono in modo infelice, i buoni in modo sfortunato, questo è quel che significa la tragedia.

Perché quella frase? I conti sono stati eliminati perché  collaborazionisti o l’assassino aveva motivi personali? Chi nutriva tanta ferocia?

Un pavido non è potenzialmente intrepido e un timido non sarà mai realmente disinibito, ma entrambi possono diventare molto violenti.

Nelle indagini i carabinieri  troveranno l’inaspettato aiuto di un sarto e di un dodicenne sfollato, che forse quella notte ha visto qualcosa,e dovranno prendere decisioni drastiche per salvare molti innocenti.

Un giallo che omaggia la bella Carrara che non si è piegata al nemico, come nel luglio del ’44 quando le  forze di occupazione la pretendevano deserta per mantenere l’ordine pubblico e osteggiare i partigiani, e le donne organizzarono una protesta che coinvolse l’intera città che costrinse le autorità tedesche a revocare l’ordinanza.

                                                               Paola Rambaldi

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