“La volta di troppo” di Caterina Falconi (Clown Bianco Edizioni)

In un intreccio che a questo punto della storia è soltanto all’inizio, Rebecca deciderà di aiutare il figlio nella risoluzione del caso, per rimediare alla sofferenza che gli ha causato, e anche per chiedere scusa a Colomba, la donna per cui fu lasciata dal pittore, un tempo odiata ma che, ha ben compreso, come lei ha avuto l’unica colpa di essere vittima di un cacciatore compulsivo di prede facili e docili: donne sull’orlo della maturità, sole e bisognose di conferme affettive che un passato travagliato non ha regalato loro. In questa sorta di sorellanza tardiva e post mortem, ecco che Rebecca mette in moto il suo infallibile intuito, stavolta per rimediare agli errori del passato e non per cocente gelosia.

Prima mossa, sbloccare l’artista:

Più che invecchiato, Cesare appariva siringato e legnoso. Era sempre pimpante e atletico, i capelli con la scriminatura di lato, non più color ferro, ma di un bianco sporco. L’aria insicura, che traeva in inganno e inteneriva le groupie, era sempre la stessa. I post e le foto, della consueta tipologia. Gli album dei vernissage. I primi piani dei quadri, magnifici. Gli articoli di giornale che osannavano l’innegabile talento dell’artista. Qualche donna postava filmati e istantanee di questo o quell’evento. Rebecca dovette scendere molto in basso, nella home, per ritrovare i post di Colomba. Nel riconoscerne alcuni ebbe un capogiro e si impose una pausa. Da un momento all’altro era ripiombata nella forra della mortificazione.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e spazio al chiuso

Secondo step: tornare sulle tracce della ex rivale:

Fatti guardare bene, comare – bisbigliò, scorrendo le foto della morta. Una galleria di ritratti di donna in maschera. Ai suoi occhi sensibili alla fisiognomica e attenti alle pose, era chiaro che Colomba alimentasse il mito di un falso sé che faceva acqua da tutte le parti. Strizzata in vestiti sgargianti, tinta come una rockstar degli anni settanta, assecondava una dispercezione del proprio aspetto alimentata dai bellimbusti che la irretivano elogiando l’oro degli occhi, le mèches celesti, le masse abbondanti. Però non era brutta come la ricordava. E di certo non lo era stata all’epoca della relazione con il suo amante. Era stata, allora, una cinquantenne dal corpo di una cinquantenne e il viso tutto sommato gradevole.

La storia a questo punto si ingarbuglia e acquisisce nuovi indizi e nuovi personaggi. L’affascinante violinista Estrella Vecchi, tra gli altri, figlia di Colomba e ragazza in fuga da un dolore lacerante, e la molisana Susanna Bosco, la psicologa che affianca il Commissario con grande abilità nelle indagini e che sa percepirne scoramenti e titubanze tra silenzi e parole dette al momento giusto.

Tutto ruota intorno alle dinamiche ancestrali che legano le varie generazioni, tra proiezioni tradite e dolori da scontare, tra insperati atti d’amore e moti d’invidia. Il ritmo cresce e molte prospettive si rovesciano in modo inaspettato, il tutto tra le strade di un paese abruzzese che l’autrice ci descrive in modo suggestivo.

Dieci minuti dopo erano in giro per Atri, nei vicoli lastricati che schioccavano sotto le ruote. Gli antichi palazzi allineati ai bordi, forati, a livello della strada, dalle grate dei fondaci che parevano sbadigli, erano tutt’altro che arcigni. I portoni artigianali, i battacchi artistici, gli infissi di legno glassati di vari strati di vernice a smalto, contribuivano a rendere il paese tra i più ridenti e belli d’Abruzzo. Erano a metà ottobre ma, nel tepore dell’autunno riluttante a ingrigire, dai vasi disposti sui davanzali, negli androni e sulle scale, raffiche di fiori variopinti accrescevano l’impressione di una festa in corso.

L’amore, o meglio, la ricerca dell’amore, è il perno di questo romanzo che sa stupirci e farci riflettere, fino all’ultima pagina, arricchito da uno stile denso, materico, colto ma anche crudo, a tratti.

Ogni persona che ammettiamo alla nostra intimità, a un certo punto lo scopriamo, può fondersi con noi in una potente alleanza, o rivoltarsi come il più temibile dei nemici. Amare è sempre una scommessa fatale, soprattutto se capita di rado.

‘La volta di troppo’ è un noir che sa fotografare, a volte impietosamente, l’amore ai tempi dei social network, regalandoci un’istantanea di sentimenti ed emozioni che con il web hanno raggiunto una cristallizzazione capace di mostrare, più che nei tempi passati, debolezze e vizi del cuore. Lettura davvero consigliata.

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