“La volta di troppo” di Caterina Falconi (Clown Bianco Edizioni)

Recensione di Nuela Celli

Rebecca era una donna molto bella, vicina alla menopausa, intelligente, colta, di professione giornalista. Poi, in modo tortuoso ma inesorabile, le cose sono cambiate. L’uomo che adorava e di cui era l’amante, un artista bravissimo ma anaffettivo e dedito a un consumismo sentimentale dalla cinica ripetitività, le ha preferito una donna volgare, sia nell’intelletto che nell’aspetto fisico, innescando in lei, così, una spirale di gelosia e frustrazione. Il giornale per cui lavorava ha chiuso e l’unico vero compagno che abbia mai avuto, un veterinario che l’ha amata e accettata per quello che è, rendendola finalmente felice dopo il cocente abbandono del pittore bulimico di donne e sesso, è venuto a mancare.

A quel punto non le è bastato l’amore per il figlio, verso il quale prova dei dolorosi sensi di colpa, per darsi un senso. Un figlio che l’ha vista correre dal suo amante, negli anni, in un crescendo di strazio e frustrazione, fino all’epilogo finale, e che, di riflesso, ha sofferto per le sue scelte.

Così Rebecca ha iniziato ad ingrassare, a precipizio, non uscendo più dalla sua camera da letto, schiava del frigorifero, accesso facile a una rassicurazione immediata. Allo stesso tempo, mettendo a frutto anni di esperienza, è diventata una detective per cuori infranti. Dopo anni passati a setacciare il web alla ricerca di rivali sentimentali e di rassicurazioni affettive virtuali, è divenuta esperta nel cogliere le tracce che i social network conservano delle relazioni sia ufficiali che non, sapendo gestire come un mago le impostazioni della privacy e le diverse funzioni offerte dai profili personali e dalle pagine dei fan club, con un incrocio di dati che usa la cronologia come screening infallibile.

Il problema, però, si crea quando la sua antica rivale, che già da anni è stata scaricata dal pittore sessuomane, viene brutalmente uccisa e proprio il figlio di Rebecca, Angelo Gatti, deve indagare sul caso. Bello, intelligente e devoto, percorso da una fede profonda e non bigotta, che più volte si presenta tra le pagine di questo libro, il commissario Gatti ha scelto la solitudine dopo la morte dell’amatissima moglie. Rimasto solo con due gemelli, si dedica con tutto se stesso al lavoro, per dimenticare il dolore e la bruciante nostalgia per un passato felice che non può tornare. Il caso dell’omicidio di Colomba De Petris, però, non gli permette di essere sereno e super partes; tra le frequentazioni extraconiugali della donna, molto chiacchierata per la sua condotta sentimentale, c’è infatti Cesare Ferrara, il Picasso d’Abruzzo, come viene spesso appellato, un donnaiolo che ha per anni spento il sorriso sul volto di sua madre.

(la recensione prosegue a p.2) 

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