“Le regole degli infami” di Fulvio Luna Romero  (Marsilio farfalle)                                                                                             

Ufficialmente, Salvi  si occupa  dell’Adria Drink, una ditta  che lavora per la ristorazione.

Non  vuole essere chiamato capo e fa volare basso anche  i suoi sottoposti. Non  è Scarface, anche se detiene attività sporche e fruttuose e, pur essendo ricco, preferisce  spendere il giusto e restare defilato. La cosa vale anche per i suoi collaboratori che devono viaggiare in Opel per non dare nell’occhio. Meno si parla di loro e meglio è.  Salvi non usa nemmeno il telefono per non essere intercettato. Piuttosto convoca i suoi in barca a vela e ci discute al largo.

Il  suo  territorio comprende due comuni, molte frazioni, e una marea di attività commerciali.

Chi si ribella fa una brutta fine.

Le regole degli infami parte raccontando la struttura de l’Azienda, descrive Salvi e i suoi tre tirapiedi: Africa – un napoletano alto e muscoloso che spende molto in vestiti e  che mena sempre  per primo, il Negro -un lombardoschivo -e il  Bomber – che sarebbe pure un bravo calciatore se non abusasse di alcol e droghe. La cocaina gli ha rovinato la carriera.

Dei tre, Bomber, è l’unico a mantenere un profilo in vista e a non partecipare alle operazioni abrasive.

Ufficialmente i tre uomini di Andrea Salvi lavorano per l’Adria Drink.

Poi ci sono le donne: Adriana, innamorata del Bomber, e Valentina, la determinata fidanzata di Salvi.

Purtroppo per Andrea Salvi alla criminalità locale si aggiungono presto: bande dell’Est, rom, nigeriani e maghrebini e gli affari sembrano andare per il meglio fino a quando, durante la consegna di una partita di marijuana, non arriva la polizia e ci scappa il morto.

Chi ha tradito?

Un thriller che prende spunto da vicende di cronaca e che fa mantenere il fiato sospeso al lettore fino alla fine.  Un’altra perla da aggiungere alla collana di Marsilio Farfalle.

Paola Rambaldi

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