Recensioni al massimo: Aparecida

L’impegno sociale e politico, ereditato dalla madre, non è mai mancato alla Dillon: giornalista, co-fondatrice di “Ni Una Menos”, movimento che si batte contro le vessazioni sulle donne e contro i femminicidi e dal quale ha preso le mosse in Italia “Non Una Di Meno”. Attenta anche alle tematiche della diversità sessuale e di genere, si è sposata con la compagna Albertina Cerri grazie alla legge del 2010 che ha sancito il diritto alle nozze per persone dello stesso sesso. Tornando all’opera in questione, oltre a rappresentare un omaggio, vuole soprattutto essere una testimonianza per le nuove generazioni: il libro è dedicato, infatti, anche a nipoti e pronipoti di Marta Taboada, che dovranno tramandare i ricordi. Aparecida è stato scritto da una donna che è figlia, madre e nonna. Un libro che vede protagoniste le donne, ma non è assolutamente una lettura “femminile”, ammesso che esista un simile genere letterario. Si tratta di un’opera potente come un pugno allo stomaco ma capace, nello stesso tempo, di arrivare al cuore di chi lo legge.

Il punto massimo:

L’avevano trovata? Cosa avevano trovato di lei? A che scopo volevo le sue ossa? Perché io le volevo. Volevo il suo corpo. Di ossa avrei cominciato a parlare più avanti, di fronte all’evidenza di un certo numero di bastoncini secchi e gialli uguali a quelli di chiunque altro. Uguali a quelli che si infilano col fildiferro e che gli studenti maneggiano come materiale tecnico durante una lezione di biologia. Schegge di una vita. Scintillio d’avorio spogliato dagli uccelli necrofagi in aperta campagna. Lì dove si arriva quando si va in fondo, fino all’osso. Quello che rimane quando ciò che nel corpo continua ad accompagnare il tempo si è fermato, il gonfiore dei gas, il gocciolio dei fluidi, il banchetto della fauna cadaverica, l’andirivieni degli ultimi insetti. Poi, le ossa. Scricchiolio di ossa, sacchetto di ossa, ossa scarnificate senza nulla da sostenere, né un dolore da ospitare. Come se mi dovessero un abbraccio. Come se fossero mie. Le avevo cercate, le avevo aspettate. Le volevo.

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