“Manuzzelle” di Gaia Amaral (Solferino)


Ma ora quell’angosciante telegramma, diventato  la goccia che fa traboccare il vaso, provocherà  la sua immediata decisione di andarsene da Milano.  Non è difficile immaginare cosa sarà  il  lungo, difficile  e faticoso  viaggio per riportarla finalmente in Sicilia dopo tanti anni e  l’invasione  degli alleati, nel baglio di famiglia a Castelbuono sulle Madonie, dal quale era partita sposa nel 1930 e  dove vive ancora sua madre. E, solo al suo arrivo apprenderà la notizia che Elda, data per morta dal Convento della Madonna della Catena il 15 giugno del 1944  e sepolta  un anno prima,  avrebbe scritto su un fazzoletto una richiesta di aiuto, datata 8 luglio 1944 con le testuali parole: “Sono viva. Hanno portato via il mio bambino. Tutto non è come sembra. Firmato, o così pare:  La civetta di Minerva.” 
Ada riconosce la calligrafia dell’amica e, se quanto legge è vero, Elda sarebbe stata ancora viva un mese dopo l’annuncio della sua morte (il suo decesso ufficiale?) e avrebbe avuto un bambino…
Ma come e perché? ? E dove si trova?  È ancora nel Monastero  ?  Potrebbe essere in grave pericolo.
Ada non può restare ferma a guardare,  deve muoversi. Provare a fare qualcosa, a saperne di più. Colpita da quell’unico misterioso indizio, quella firma la “Civetta di Minerva”, inserito da Elda nel suo messaggio sul fazzoletto, Ada si reca nella civica Biblioteca per consultare dei libri sulla dea e provare a   comprenderne il significato. La civetta,  l’animale sacro che rappresenta Minerva nella raffigurazione mitica, è simbolo della saggezza, della sapienza ancestrale, ma essendo anche un animale notturno, nella cultura popolare assume spesso un significato negativo, legato all’oscurità e al diavolo. Ia Civetta di Minerva ricorre poi con diversi interpretazioni in numerosi testi letterari:  le Metamorfosi di Ovidio,  la Teogonia di Esiodo, nella filosofia di Hegel, ecc. ecc.  Perché Elda si è voluta firmare così?
Ogni peggiore ipotesi diventa probabile. Ogni possibile dubbio è avvalorato da spaventose  supposizioni, che saranno presto  legate a una morte violenta. Morte che si lascia alle spalle un breve scritto con un elenco di nomi di donne che apparentemente non hanno niente in comune,  mentre tutto appare coperto da  una sfacciata omertà in cui ricorre il simbolo della Civetta di Minerva. E  non basta perché Ada scoprirà di avere nelle sue mani un libro rosso che scotta. Uno strano e pericoloso libro che non dovrebbe avere. Mentre lassù in cima, cupo, impenetrabile, a guardia  dello strapiombo, si erge grande, massiccio e imponente l’antico convento dove forse si nasconde  la chiave per aprire il forziere che occulta tutti  gli enigmi.
Ada ha deciso. Per ritrovare le tracce di Elda non le resta che penetrare la spessa cortina a difesa della clausura. Deve  provare a  entrare fra quelle mura, offrendosi di persona come monaca postulante. Ma è un passo rischioso? E dopo?  Le regole del monastero  sono durissime. Anche se Ada riuscisse ad avere successo nella sua folle idea,  bisognerà poi trovare modo di  uscirne? Senza demordere, si prepara  radunando attorno a sé  tutti gli alleati disposti a sostenere il suo piano: sua madre, i due fratelli ex partigiani venuti da lontano, il guerriero Tindaro  e  Sariddu, Rosario, il  determinato cuoco che sognerebbe di avere un locale tutto suo, magari a Parigi,  Don Carmine il prete che ha celebrato le sue  nozze, Marina Schipano ex novizia, il giovanissimo e occhialuto poeta  Livio e il fratello minore Giovannino e tutti gli altri, pronti a impegnarsi e  a crederci.  Se è vero che Elda è  ancora  viva, Ada avrà  bisogno di tutto il suo coraggio e del loro aiuto per sconfiggere l’omertà che vige nel Convento della Maddalena  e poterla salvare. Ma purtroppo non può ignorare  che se  in quel luogo, cosiddetto di pace e preghiera, invece si nascondesse il Male, lei sarebbe sola, costretta a resistere fino allo spasimo  per combatterlo e sopraffarlo.

Con questa storia ambientata in un paese delle Madonie alla fine del 1945 poco dopo la conclusione della II Guerra Mondiale nell’oscuro scenario  di una Sicilia ancora sotto lo choc dell’operazione Husky, nell’entroterra siciliano e le testimonianze delle vittime dei Goumiers, i marocchini aggregati alle truppe alleate francesi penetrati all’interno dell’isola, Gaia Amaral scrive una favola tragicamente nera, dai tratti che sconfinano nel  mistero e nell’esoterismo, in cui appare sottilissimo il limite di confine tra realtà, fantasia  e occulto.
Un titolo intenso e significativo probabilmente legato all’Italia del sud ma che non mi richiama appieno il dialetto siciliano. Avrei forse trovato più appropriato il termine “manuzzi” tratto dall’antica filastrocca Manu manuzzi… E comunque, come dicevo sopra, una favola nerissima quella di Gaia Amarla che ha trovato  estro in ancestrali leggende locali avvalendosi di una spettacolare ambientazione naturale rappresentata dalle Madonie.
Ciò nondimeno per quanto invece attiene le atrocità conventuali, l’autrice ha tratto  ispirazione dal mai dimostrato calvario o   “Drammatico racconto dell’ex suora Charlotte Wells” poi riciclatasi come Charlotte Keckler, basato sulla prima versione delle “Terribili rivelazioni dell’autrice canadese Maria Monk” Awful Disclosures, un romanzo diventato in patria e negli Stati Uniti un vero  best seller . Più di 300.000 copie di Maria Monk, detta la Suora Nera,   furono vendute prima della Guerra Civile americana e il libro continuò ad essere ripubblicato fino al XX secolo.

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