Barbero nega il patriarcato

di Marilù Oliva

“Le donne risultano svantaggiate sul lavoro perché non hanno abbastanza aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi”. (Alessandro Barbero)

Così dopo aver smontato l’esistenza dello ius primae noctis (basandosi sul fatto che non esistono documenti concreti su un’usanza di cui resta testimonianza in letteratura e perfino nell’arte), il professor Barbero nega le insidie del patriarcato.

Il professor Alessandro Barbero (Ansa)

Gentile professor Barbero, io sono abbastanza certa che se lei fosse stato donna difficilmente avrebbe avuto le opportunità e il seguito su cui ora può contare. Difficilmente avrebbe fatto altrettanta strada in accademia e nel mondo editoriale, certo non sarebbe stato accolto con tanta attenzione. E forse ci sarebbe andato più cauto con le scempiaggini.

Lo so perché conosco molte donne in gamba che non riescono ad affermarsi nonostante le loro qualità o faticano a ritagliarsi uno spazio professionale all’altezza della loro preparazione e dei loro sogni) in questo mondo sessista e anche un po’ corrotto.

Lo so perché conosco donne valide e talentuose che, anzi: proprio per questo vengono ostacolate. Perché una donna che sa il fatto suo e svolge egregiamente il proprio lavoro può risultare fastidiosa.Lo so perché lo vedo ogni giorno e l’ho sudato sulla mia pelle fin dagli esordi, quando nella mia stessa casa editrice pagarano il doppio di me un autore che, a parità di curriculum, aveva scritto un libellino inutile, ma aveva il merito di essere maschio (e a un maschio si devono concedere migliori condizioni contrattuali, è una tacita legge purtroppo ancora in vigore).

Lo so perché quelle professioniste determinate (attenzione: non “aggressive”, ma semplicemente sicure di sè, decise a perseguire una meta), non vengono mai classificate “ambiziose” (come si fa con i maschi), bensì “arriviste”. E’ molto più comodo: è un modo subdolo per cercare di metterle fuori gioco.E il brutto di tutto questo, sa qual è, professore Barbero? Che se ti azzardi a dire qualcosa, sei fregata. Subito ti tacciano di lagnarti, di essere la solita femminista rompicoglioni. Ma questa condizione di impotenza per cui devi sempre subire e startene zitta ci ha stancate. Quindi diciamolo, che stavolta il professore ha sparato una sciocchezza. Cominciamo a dare dei segnali forti di fronte alle solite scempiaggini.

Come sempre immagino che arriverà qualche fenomeno a dirmi: “Ma perché ne parli? Così gli fai pubblicità”. La questione è che è necessario parlarne perché questa è solo la punta di un iceberg ben profondo ed è abbattere l’iceberg che mi interessa, partendo dalle manifestazioni che ci irritano e deprimono purtroppo sempre più spesso.So che c’è la fame nel mondo e che ci sono i talebani in Afghanistan, ma intanto anche qui in Italia abbiamo un po’ di cose da sistemare e non sarebbe male partire da quelle.

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