“America non torna più” di Giulio Perrone  (HarperCollins)                                                           

Giulio è  contento di non aver fatto l’ultima vacanza in barca  ai suoi ordini,anche se col senno di poi si domanda se avrebbe dovuto fare di più, soprattutto quando il  genitore stava sempre peggio ma cercava di non darlo a vedere parlando in continuazione.  Lui lo ascoltava distrattamente chiedendo se nell’ennesimo racconto ci fosse anche America, e il  padre rispondeva che America non sarebbe più tornato. Ma  gli  raccontava piuttosto  di quando voleva  battezzarlo Massimiliano cambiando idea dopo aver visto Ricomincio da tre nell’1981, perché, come  dice Troisi, Massimiliano è un nome troppo lungo. Massimiliano viene scostumato, meglio Ugo.  E di come  avesse preferito battezzarlo come il nonno.

Durante la malattia, Giulio, deve occuparsi di una realtà che non riesce ad accettare e subire chiacchiere che non ha voglia di sentire dall’uomo che ha  trasposto su di lui tutti i suoi sogni  costringendolo a studi che non voleva intraprendere, come l’odiata Accademia. Criticando scrittura, libri e radio, che per lui non rappresentavano niente di tangibile, perché per il figlio  vedeva solo un futuro in divisa. Se solo Giulio  gli avesse detto  che l’unico motivo per cui valeva la pena indossare una divisa  era perché piaceva alle ragazze l’avrebbe fatto incazzare da morire.

In effetti in divisa si rimorchia molto.

Ma col padre si è sempre fermato prima del conflitto. Soprattutto dopo aver appreso che gli restavano solo  tre mesi di vita. Da quel momento  la famiglia si è preoccupata solo di fargli passare un buon Natale, perché sarebbe stato l’ultimo. 

Intanto l’uomo che non ha mai voluto l’aiuto di nessuno ha bisogno di tutti.

A  distanza di anni Giulio si domanda se negli ultimi giorni abbia avuto percezione della fine imminente. Una domanda che brucia dopo la perdita di una persona cara.

La morte inesorabilmente si porterà via il padre e tutte le discussioni che avrebbe voluto avere con lui.

Paola Rambaldi

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