“Nato da nessuna donna” di Franck Bouysse (Neri Pozza)

Al contrario, le figure più negative, il padrone, la vecchia madre e il dottore complice dei loro delitti, non sono mai narratori in prima persona: lo scrittore non si presta a dar voce alla loro intimità come fa con gli altri né tantomeno li ammette ad una narrazione in prima persona. La loro fredda malvagità è quanto di più abbietto la natura umana possa concepire; ed il loro obiettivo spietato viene perseguito con una determinazione violenta e macabra.

Proprio come nelle fiabe, male e bene sono i protagonisti assoluti della storia, male e bene come dei ex machina che manipolano i destini degli esseri umani. Male e bene che si alternano in una staffetta passandosi il testimone della speranza e della disperazione. Perché tutti i personaggi prendono a turno quel testimone, anche la stessa Rose che pure è la prima e più desolata delle vittime. Perché non c’è solo femminicidio, non c’è solo violenza fisica e morale sulla donna. C’è di più. C’è anche la violenza di una donna su una donna, di un uomo contro un uomo. C’è violenza dove umanamente non ci dovrebbe mai essere.

Ma l’autore, una volta rappresentata la crudeltà più vile, la riscatta con la ricerca di un’umanità pietosa. Gabriel è il mago che agisce con la magia del suo senso di giustizia e redenzione. Génie, la fanciulla che gli consegna il diario, è una sorta di piccola fata dotata non di bacchetta ma di pietà ed empatia. L’oggetto magico in questa fiaba struggente e vera come lo sa essere la realtà, è rappresentato dalla parola, in particolare la parola scritta. Non solo è il mezzo che permette a Gabriel di recuperare e riannodare quei i fili dispersi delle vite derelitte della storia, ma è anche il rifugio di Rose nella disperazione della sua vita al castello: “Le letture serali del giornale erano momenti di felicità che non avrei mai creduto di vivere al castello. Non esisteva più nient’altro. Il mondo esterno entrava nella mia stanzetta sotto i tetti, e io lo lasciavo crescere. Quel mondo aveva finito per appartenermi. Il mio unico bene in terra”.

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