“Il visitatore notturno” di Jeffery Deaver (Rizzoli)


Ragion per cui  la polizia newyorkese,  nel timore  che queste notturne intrusioni passano sfociare in un imprevedibile  e terrorizzante seguito sanguinoso, per riuscire a scoprire un  qualche minimo segno lasciato dalla lucidissima follia del criminale, coinvolge subito nell’indagine Lincoln Rhyme – consulente civile che tuttavia,  a strettissimo contatto con le forze dell’ordine, svolge il suo lavoro da casa, mediante un attrezzatissimo laboratorio installato nell’immenso  salotto del suo palazzo nell’Upper West Side e Amelia Sachs la sua bella  moglie dai capelli rossi  e inseparabile collega.
I due si metteranno  subito sulle tracce del Fabbro, analizzando  i minimi indizi lasciati dalle scassinatore. Se esiste una qualunque minima prova, loro la troveranno…
 Ma l’inchiesta e gli esami sui reperti legati al Fabbro di Rhyme, dovranno subire un’imprevista interruzione,  quando lo scienziato forense,  il miglior criminologo di New York, messo ingiustamente sotto accusa per  un precedente caso, verrà sbattuto  fuori dall’indagine.
 Ci vorrà ben altro, tuttavia, per tenerlo fuori dai giochi. E senza badare ai rischi saranno a suo fianco i suoi storici collaboratori e amici: sua moglie, Amelia Sachs, detective dell’NYPD, fiera e splendida ex modella, al volante della sua Torino Cobra da 410 cavalli, quasi un pilota da formula uno, e da medaglia con un’arma in mano , l’indispensabile assistente domestico  Tom Reston, la “recluta” Ron Pulaski, il tenente capo Lon Sellitto, il fidato tecnico della scientifica Mel Cooper e l’efficace e ormai imperdibile  new entry, Lyle Spencer, un gigante  di più di un metro e novanta per centodieci chili,  pluridecorato, la prima volta quando operava nei Seal e la seconda mentre lavorava in polizia.
Epperò, signori miei, secondo i demenziali proclami diffusi da Verum, perfida e  misteriosa  voce del Web, Manhattan, sarebbe  sotto scacco di questo Fabbro,  un pericoloso e  inafferrabile psicopatico,  che opera in combutta con i poteri forti governati dal Deep State, ovverosia uno stato nello stato che raggira e  tiene in ostaggio tutta la gente comune.  
Jeffery Deaver  infatti  nel suo Il visitatore notturno, utilizza il personaggio Verum sia per farci notare quanto i  social ci espongano costantemente agli occhi di tutti,  sia per  far emergere  la loro scellerata capacità di manipolare le informazioni e, come il suo scassinatore, penetrare di soppiatto nelle nostre teste.  
È proprio questo il lato più torbido degli attuali mezzi di comunicazione. Il Verum di Deaver infatti,  con  la sua  folle teoria di complotti, pare un’azzeccata metafora di quanto stiamo vivendo ovunque in questo periodo, e cioè l’inesauribile cascata  di fake news create ad arte, anche e soprattutto per spargere sfiducia negli organi ufficiali di governo, ma e soprattutto nella democrazia.
Attento ed efficace messaggio sociale inserito in un thriller che deve far meditare.
Anche stavolta con il suo  Il visitatore notturno Deaver ha centrato il bersaglio. Il libro funziona.  Un sentito applauso  per la sua abilità di ingabolare i lettori, che gli permette di continuare a rendere interessante e  viva  una saga, facendo ancora una volta passare lo stesso  caratteristico messaggio e cioè: niente è mai come sembra. 
Dunque buona caccia  al Fabbro criminale fino all’ultima pagina.
Aggiungo: nel romanzo sono ben chiari i segnali, insomma quelli che fanno pensare alla  promessa di  un nuovo ulteriore  capitolo. E noi l’aspettiamo.

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