“Il visitatore notturno” di Jeffery Deaver (Rizzoli)

Recensione di Patrizia Debicke
Tradotto da Rosa Prencipe

Il visitatore notturno - Jeffery Deaver - Libro - Rizzoli - Rizzoli  narrativa | IBS

Quindicesimo romanzo della serie legata a Lincoln Rhyme, il detective tetraplegico, creata da Jeffery Deaver, il famoso scrittore americano, Il visitatore notturno è uscito addirittura in un’anteprima mondiale italiana. Un’anteprima dedicata ai  lettori dello stivale,  quelli che in assoluto gli hanno sempre  garantito enorme successo.
I contenuti del romanzo, stavolta privilegiati da Deaver sono interessanti, scioccanti e soprattutto strettamente  legati alla nostra ingombrante, spasmodica e talvolta ossessionante  quotidianità. Con lo spropositato avvento dei social nella vita di tutti noi, con come conseguenza l’impulso a confrontarsi   con la propria immagine, salire in scena  e primeggiare, ha steso un largo tappeto di benvenuto sia al bisogno di farsi vedere che alla  curiosità, al desiderio  di ficcare il naso in ogni magari anche più intimo aspetto della altrui vita.
Senza immaginare che con un cedimento pur piccolo, magari il passo falso di una foto, di un commento espresso davanti a un microfono.  rischi di cedere a milioni di potenziali critici  la tua privacy.  Con il rischio di farti coinvolgere in una spirale di sottile e perversa  violenza.
Il rendersi conto poi svegliandoti di non essere immerso in  un incubo, ma che qualcuno, un estraneo   ha violato la tua casa e la tua intimità, per di più  lasciando labili  tracce  dietro di sé, certo  poca roba: tipo rubare delle mutandine come souvenir, mangiare o bere qualcosa, tuttavia sempre accompagnate da neppure tanto velate minacce scritte sulla pagina strappata di un giornale.
Orrenda faccenda che  fa tramare di  paura, anzi  peggio scatena l’angoscia nelle vittime dell’intrusione. Angoscia poi, rimbalzata sadicamente sui media dalla riproduzione di un video, del malsano passaggio di qualcuno che viola  indisturbato le serrature degli appartamenti di notte, cambia posto a qualcosa, prende un indumento,  un oggetto e spia la sua vittima mentre dorme. Poi richiude, e se ne va. Scivola via nel buio e scompare.
Si firma  il Fabbro, nessuna serratura è al riparo dalla sua inarrivabile abilità come scassinatore. Sicuramente è  il migliore in assoluto su piazza  nell’arte del grimaldello, per lui paragonabile a  una religione.  Un’ ossessionante continua minaccia  di un qualcuno che la polizia di New York non riesce a  individuare. Un qualcuno, così  attento e scrupolosamente maniacale nelle sue azioni, studiate in modo  da non lasciare mai traccia di sé.
Brrr. Solo a pensarci fa paura.

E sarà la paura il ricorrente fil rouge che attraversa le 460 pagine (non sono poche) di Il visitatore notturno.

(la recensione prosegue a p.2)

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