“Il liceo” di Alessandro Berselli (Elliot Edizioni)

Recensione di Patrizia Debicke

Il prof. Lorenzo Padovani  è il ventisettenne bravo ragazzo,  virgulto della Milano bene, dotato di un inoppugnabile  curriculum accademico  che farebbe presagire per lui  solo un luminoso futuro.
Ragion per cui  in questa era , spesso e a ragione condannata come l’era dei bamboccioni, è il primo ad essere consapevole del suo attuale successo. Ovverosia l’aver raggiunto con il quasi  stratosferico punteggio  di 99/100, a meno di trent’anni e al primo colpo, l’incarico come docente nel prestigioso Liceo privato Modigliani, il gotha dell’istruzione secondaria di secondo grado, la scuola privata che forma l’élite della futura classe dirigente italiana.  Padovani sa bene che questo suo  mandato, una cattedra di Storia e Filosofia, può  rappresentare un ottimo  punto di partenza . E di arrivo, se  sogna per il suo  futuro, di andarsi a piazzare «tra i predestinati ad avere il meglio».
E infatti il romanzo si apre nel minimalistico ma  di lusso studio del preside Minnelli, gentile ma pignolo,  nell’avvenieristica sede che ospita il  Liceo Modigliani da cui si gode la spettacolare  vista su Piazza Gae Aulenti. Siamo al momento formale delle presentazioni in cui Padovani, oltre ad essere edotto dal preside, visto  l’eccellenza del liceo – in cui  il corpo docenti è tenuto a rispettare regole rigidissime in grado di garantire  risultati straordinari tra  gli allievi tra i quali figurano  gente “che conta”, tipo figli di ministri, che paga e pretende il meglio – ,  verrà  anche informato che il suo ingaggio comprende anche un super alloggio, insomma un miniappartamento ben accessoriato con bagno e cucinotto al piano superiore dell’edificio principale.  Il Modigliani infatti è un modernissimo  Campus all’interno del nuovo Centro direzionale, progettato dall’archistar svedese Egon Jacobsson.  Un’indubbia  affermazione per Lorenzo e  il suo iniziale entusiasmo non verrà smontato neppure dal successivo incontro con il suo rompiscatole ex insegnante  comunista.
Eppure, dietro la sfolgorante facciata del Modigliani. non tutto è come sembra. Tutto il contesto, umano e scolastico, dipende dal beneplacito dei finanziatori, quindi  non sono ammesse né ascoltate giuste osservazioni o  contestazioni che travalichino il  servilismo. Gli  insegnanti, per la maggior parte solo arrivisti patentati, devono appoggiare ogni direttiva che viene dall’alto. Un’atmosfera ohimè molto comune e gettonata ai nostri giorni che spesso provoca rivalsa e meriterebbe tante riflessioni… e invece ora dobbiamo tornare al libro.  

(la recensione prosegue a p.2)

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