“Quelli che uccidono” di Angela Marsons (Newton Compton)

Recensione di Patrizia Debicke

Quelli che uccidono - Angela Marsons - copertina

Settimo libro della serie dei romanzi di Angela Marsons, ma 8° di quelli usciti  per la Newton che con L’ultimo cadavere, pubblicato a settembre di un anno fa, aveva voluto  anticipare alcune spiegazioni sul passato da incubo vissuto da Kim Stone da bambina.   
Il gelo non aveva lasciato scampo alla batteria della vecchia Golf  di Kim Stone  lasciato in sosta  dalle sette di mattina nel parcheggio della stazione di polizia di Halesowen, nella Black Country (l’area delle Midlands Occidentali inglesi, che comprende la parte nord e ovest di Birmingham e la parte sud ed est di Wolverhampton dove vive e  lavora). Con la temperatura locale infatti  che non si era mai  degnata di salire sopra lo zero, la Golf aveva avuto a sua disposizione ben quattordici ore per organizzare  la sua totale dipartita e lasciarla a piedi.
Alla nostra eroina non restò che fare dietrofront, ritornare alla stazione di polizia e di là chiamare un taxi. Ma, mentre andava verso la porta, notò  uno strano oggetto appoggiato in basso al muro esterno. Dalla forma le parve  vagamente di capire cosa fosse e, quando si avvicinò dimenticandosi  persino della rigida temperatura esterna: «Non è possibile»,  sussurrò sbalordita.
Quindi,  avanzando ancora di qualche passo, vide più  chiaramente il seggiolino da automobile che conteneva un fagottino avvolto in uno scialle. Con dentro  un bambino molto piccolo o meglio un neonato. Chi ha abbandonato un bambino per strada al buio e con un freddo cane? E perché? Sarà questa la domanda che metterà  subito in angoscia la detective capo Kim Stone, che si vede  già costretta a fare le veci di madre e  prendersi cura del piccino fino a quando non verrà  preso in carico dai Servizi Sociali. Piccino che comincia a piangere ma, per fortuna, alla sua richiesta d’aiuto muniti di pannolini, biberon e giochi arriveranno la sua squadra, i suoi angeli custodi Bryant, Dawson e Stacey. Una squadra che per lei con il passare degli anni si  è trasformata  in una specie di famiglia. E tuttavia neppure il tempo di organizzarsi per la sussistenza infantile,  che la notte diventa subito più  lunga e spinosa : una telefonata di emergenza richiama la detective  Stone e il sergente Bryant in servizio.

(la recensione prosegue a p.2)

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