“Dove batte la lingua oggi?”

“Dove batte la lingua oggi?” di Giulia Caminito, Maria Rosa Cutrufelli, Sara De Simone, Laura Fortini, Alessandra Pigliaru, Bianca Pomeranzi, (Il Centro Internazionale Alma Sabatini)

Recensione di Raffaella Tamba

Alma Sabatini, chi era costei? Confesso che è stata la prima domanda che, con un ammiccamento a Manzoni, mi è venuta. Non la conoscevo affatto. E questo n. 1 di una rivista a lei dedicata, mi ha dato l’occasione di fare la sua conoscenza. Non solo. È stato interessante e commovente constatare quanti germogli abbia lasciato nelle generazioni successive. Quante idee non esaurite, quanto terreno ancora da coltivare.

Alma Sabatini, nata a Roma nel 1922, è stata un’insegnante che ha allargato la propria missione educativa soprattutto nell’ambito della linguistica sociale. Ad un suo ritratto biografico si volge Alessandra Pigliaru, ricercatrice in discipline filosofiche e giornalista, che la introduce come una giovane donna curiosa, autonoma ed emancipata, dai numerosi interessi e “risorse e letture solide” (bella immagine!): dall’ antirazzismo, anticolonialismo, antipsichiatria degli anni ’50 e ’60, alla lotta per la depenalizzazione dell’aborto degli anni ’70, passando attraverso le sue varie opere di divulgazione.  Un importante e complesso momento della sua vita è al centro dell’articolo di Bianca Maria Pomeranzi, esperta del Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne, che completa il ritratto umano della Sabatini proprio in quello che fu lo scopo della vita di lei e della propria, “uscire dalle gabbie delle definizioni maschili”. La Pomeranzi ebbe occasione di partecipare alla Conferenza Stampa del 1979, organizzata dalla Sabatini stessa su richiesta di Kate Millet. Sarà un episodio denso di conseguenze, equivoci, chiarimenti, spunti nuovi. La lettura di questo articolo è sconcertante. Ma molto illuminante per quel momento. Tanto da indirizzare l’immaginazione e l’impegno futuro dell’autrice “verso il lavoro complicato e affascinante della cooperazione internazionale, verso le conferenze delle Nazioni Unite e gli incontri femministi transnazionali. I dubbi sul come affrontare la comune appartenenza di sesso al di là delle innumerevoli differenze di cultura, di colore della pelle e di condizioni di vita” hanno alimentato il dialogo fra le donne. Dagli anni ’50 la Sabatini comincia a rivolgere le sue battaglie all’aspetto linguistico lasciando un seme originale e fecondissimo. La sua opera più famosa, Il sessismo della lingua italiana, è quanto mai attuale e va reso merito, dopo a lei per aver aperto le danze, alle tante donne che oggi le stanno ancora danzando: “Esperimento prezioso leggere quel testo e analizzarlo per farlo reagire al presente, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, per avere contezza di quanto impegno vi sia stato negli anni precedenti da parte di chi lo ha redatto, di come sia ancora un punto cruciale della discussione attorno al linguaggio”.

(la recensione prosegue a p.2)

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