“Giù le mani dal malloppo” di Albert Simonin (Time Crime)

Recensione di Patrizia Debicke

“Ci sono libri che segnano il tempo e Giù mani dal malloppo  è da annoverare senz’altro  tra questi. Con Giù le mani dal malloppo infatti Albert Simonin ha inventato il mito di un personaggio  paragonabile a quelli d’oltre Atlantico, vedi il Philip Marowe, celeberrimo investigatore  privato disilluso o il  cowboy solitario John Wayne, che riuscivano a  sublimare la realtà fino quasi  a sostituirla.
Albert Simonin (1905-1980) è stato lo scrittore e sceneggiatore francese, autore di romanzi polizieschi, intrisi di umorismo e umanità, ambientati in mezzo ai mafiosi francesi o meglio romanzi  noir, come si preferisce definirli in Italia, che ha introdotto nella letteratura  il tono semigiocoso della parlata o meglio  del gergo  in uso tra la malavita francese. Insomma ha lanciato uno stile slang  solo suo , colorato e metaforico.
La sua trilogia di enorme successo (Touchez pas au grisbi, Le cave se rebiffe e Grisbi or not Grisbi ora Les Tontons flingueurs) è stata anche  un vero boom sul  grande schermo con la regia di Jacques Becker ( e in veste di protagonisti Jean Gabin e Lino Ventura nei  ruoli principali).
Touchez pas au grisbi, in italiano  “Giù le mani dal malloppo!” il primo libro della trilogia di Simonin  (pubblicato la prima volta addirittura  nel 1953) rese il suo autore immediatamente famoso e , in particolare gli concesse  la conquista dell’ambito  premio Deux Magots .
Azzeccata e imperdibile creazione letteraria,  fu  quella del principale personaggio della serie,  Max il Bugiardo, lo stagionato mafioso di “Giù le mani dal malloppo!” di Simonin, romanzo subito trasposto sullo schermo, ma del quale anticiperemo solo poche parole sulla  trama per non togliere agli appassionati del genere il piacere della lettura, della scoperta o della riscoperta.
Max, il Bugiardo, a suo dire, consolidato  mafioso locale  per evitare il superlavoro che , dopo anni di ardita militanza è arrivato quasi al vertice  degli uomini di polso delle bande parigine, vive barcamenandosi alla grande,  ma la morte di Piccolo Fredo, rimetterà  tutto in discussione.
Piccolo Fredo infatti, alla testa di una banda avversaria in crescita,  da giorni andava vantandosi di voler far fuori  il rivale Riton malvivente della vecchia scuola  e, quando  la polizia lotrova  cadavere  e con la gola squarciata presumibilmente con un rasoio, per forza il primo ad essere sospettato sarà proprio  Riton, suo nemico giurato ma anche compagno di furti e fraterno amico  di Max il Bugiardo.

(la recensione prosegue a p.2)

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