“Senza di te” di Ivo Tiberio Ginevra (I Buoni Cugini Editori)

A Scrafani non piove mai, ma quando capita sulla città, si scatena l’apocalisse. Fiumi d’acqua sporca mista a liquami di fogna e schifo vario, percorrono le strade in leggera pendenza, accelerando la corsa fino al porto. Saltano i tombini. Si bloccano le macchine. Si allagano i mercati. Va tutto in tilt. I bambini non vanno a scuola. I genitori si recano a lavoro bestemmiando, e soprattutto, il traffico già caotico si congestiona e ricongestiona, fino al punto di bloccare la vita intera di una città d’ottocentomila abitanti. Questa di certo non era la migliore giornata per morire ammazzato a Scrafani. Se poi il morto era un magistrato della Procura, tutto, ma proprio tutto si complicava fino all’inverosimile. Se poi il magistrato era uno dell’antimafia, allora erano cazzi amari per tutti.

A complicare ulteriormente le cose ecco l’arrivo teatrale e travolgente del nuovo medico legale, l’affascinante Caterina Arcoleo, Katia per gli amici. Una “fimmina” capace di far girare la testa a ogni uomo. Ovviamente quella di Falzone sarà quella che pià di tutte girerà, trascinandolo in un amore simil-adolescenziale che lo riporterà a vivere sensazioni smarrite nel profondo dei ricordi, in preda a più di un sussultò di quella gioventù che pensava smarrita. In un attimo yutto per lui cambia, e la leggerezza di chi (ri)trova l’amore lo conduce laddove non ricordava nemmeno più di essere stato.

La gioia infinita contro la tristezza di sempre. L’istinto contro la ragione […] tutto quello che aveva intorno, gli sembrava estraneo. Addirittura si sentì estraneo a se stesso e se non fosse stato per quel granchio vivo che si era inghiottito parlando con Enzo, che ora si agitava pizzicandolo con le sue tenaglie per uscire dalla gola, avrebbe di certo continuato a nuotare nel nulla cosmico dell’amore imbecille.

Come detto il rapporto con la moglie è ai minimi termini, la moglie sta organizzando la controffensiva e sta lavorando per mettergli contro i figli, toccandolo laddove il dolore fa ancora più male, per distruggerlo nella cosa più cara che aveva, una sistematica e mirata distruzione della figura paterna.

La doccia calda, la valeriana, le luci soffuse della casa, tutto quanto potesse conciliare il sonno non produceva alcun effetto, e allora nel buio della stanza illuminata dal neon dell’acquario, disteso sul divano con le mani dietro al collo, capì che non era solo l’adrenalina a disturbarlo, ma quell’inquietudine inespressa delle sue preoccupazioni familiari. Il rapporto difficile con la sua ex moglie e la conseguente gestione dei rapporti con i bambini, che stavano crescendo. Bastava un solo momento di puro odio, o follia, per rovinargli la vita per sempre e con la sua anche quella dei bambini, considerati solo come una merce di scambio nelle separazioni familiari – si abbandonò al sonno azzeratore di una sequela di preoccupazioni e di cattivi pensieri in agguato per esplodere. Sonno di pace, nell’inconscia speranza di non svegliarsi mai più.

Restando seri, quello su cui pone l’accento Ivo Tiberio Ginevra è, tra le altre cose, la triste situazione di chi, da padre separato, non riesce ad avere un rapporto “normale” coi propri figli, molto spesso e talvolta troppo frettolosamente affidati alla madre in modo esclusivo. Quello dei padri privati dei propri diritti nel rapporto coi figli è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Fa solo meno rumore rispetto a quello che riguarda le donne, ma è altrettanto grave e difficile da risolvere. C’è purtroppo la tendenza a considerare un padre separato come un genitore di serie B, una figura a cui dare sì credito ma in modo e in rilevanza minore.

Sono fondamentalmente i rapporti umani, con tutte le loro sfaccettature a caratterizzare il romanzo. Da quelli tra i colleghi, mai facili e spesso caratterizzati negativamente dallo stress lavorativo, a quelli familiari laddove le famiglie si disgregano portandosi dietro un carico d’odio a volte eccessivo, passando per quelli interpersonali tra i due sessi, vero ed autentico mistero che da millenni è oggetto di studio senza però una conclusione univoca e definitiva che metta tutti d’accordo.

In chiusura l’ultima riflessione, legata alla letteratura Siciliana contemporanea, cui sono molto legato per tutta una serie di motivi che non è ancora il momento di svelare. Si potrebbero fare paragoni più o meno illustri con altri autori siciliani parlando di Ivo Tiberio Ginevra e dei suoi romanzi. Ma non porterebbe a niente. Ognuno ha i suoi punti di forza, le sue peculiarità, le sue dinamiche che rendono ogni romanzo a suo modo unico e meritevole di pari dignità. Fare confronti non è mai semplice, ma soprattutto elegante. Quello che conta davvero è scovare in ogni romanzo quelle caratteristiche che lo rendono riconoscibile, ritrovare quel “tocco” che ce lo fa collocare immediatamente nell’immaginario dove abbiamo destinato i suoi predecessori. È come nella musica, riuscire da subito a riconoscere lo stile del musicista, assaporare la delicatezza del timbro dopo pochissime note. Questo conta davvero. Non i paragoni in cerca di stupide classifiche di merito.

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