“Storie del borgo senza tempo” di Romano De Marco (Fernandel)

Nel paese del cacciatore di anime

Recensione di Domenica Affortunato

“Storie del borgo senza tempo – Nel paese del cacciatore di anime” è il nuovo romanzo di Romano De Marco, appena uscito per l’editore Fernandel.

De Marco è uno scrittore tra i più importanti nel panorama del genere noir italiano e i suoi affezionati lettori, davanti al suo ultimo romanzo, potrebbero pensare di trovarsi catapultati in qualche scena del crimine a cercare di risolvere un altro difficile caso: e invece no!

De Marco ci stupirà piacevolmente con un piccolo cambio di rotta per quel che concerne il genere letterario.

Torneremo a Peccioli, piccolo e ridente borgo Toscano di circa 5 mila anime, che abbiamo già potuto conoscere nel suo precedente romanzo “Il cacciatore di anime”: ne apprezzeremo i luoghi, le bellezze artistiche e culturali, l’ordine, la pulizia e la tranquillità.

Conosceremo meglio alcuni personaggi secondari: l’autore ne affronterà con grande maestria ed introspezione i lati psicologici, sociologici ed antropologici di ciascuno con entusiasmanti e immancabili colpi di scena.

Senza dubbio questo è un libro che induce a fare profonde riflessioni sulla vita, sull’amicizia, sull’amore e ti sbatte davanti allo specchio il tuo “io”: Cosa c’è di più difficile e faticoso nella vita di tutti noi, se non il problema di fare i conti con sé stessi e abbozzare un bilancio del proprio percorso personale?

E’ un testo profondo che ti penetra dentro, ti analizza, ti risucchia come in un vortice, questo perché qualsiasi lettore potrebbe rivedersi in uno dei suoi personaggi e vivere/rivivere in maniera sconvolgente ed emozionante la propria storia.

Sono certa che il lettore verrà colpito, ad esempio, da personalità come Agnese, direttrice di una Fondazione guidata da sole donne. Donna in carriera assorta nella sua ritualità e razionalità: il controllo di sé stessa e la sua lucidità mentale, però, saranno minati improvvisamente.

Per non parlare di Gino, un fruttivendolo introverso, che ci commuoverà con gesti che fanno vibrare l’anima, mentre Remo, ventottenne appartenente alle forze dell’ordine, dovrà fare i conti con il suo passato.

Invece Serse, medico ed ex professore universitario, ci darà una lezione sulla vulnerabilità dei sentimenti. Ed infine Teresa, donna matura con la passione per la scrittura dovrà decidere se scendere a compromessi per raggiungere il suo sogno.Ci troveremo faccia a faccia con storie di vita quotidiana che termineranno con una sbalorditivo finale: “La festa del ritorno”.

Romano De Marco riesce a catturare il lettore con una scrittura squisitamente semplice, chiara e allo stesso tempo pungente. Infatti, con estrema empatia e pochi fronzoli, racconta di personaggi in età matura che affrontano la quotidianità con la sistematicità, la pragmaticità e la saggezza che solo l’esperienza del proprio vissuto ti può donare.

(la recensione prosegue a p.2)

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