“Come navi nella notte” di  Tullio Avoledo (Marsilio)

“Nel magico mondo di Gianni Venier il Covid-19 non è mai esistito, come se riguardasse un universo parallelo, o fosse sospeso fra le nebbie di un futuro in eterno ritardo. Gianni non si evolve, né invecchia. Non cresce. In dieci anni e sei libri non ha mai lasciato il suo angolo folkloristico di Venezia alla Truman Show. A volte l’invidio. Vorrei che il mondo fosse rimasto quello di un tempo, noioso e prevedibile.

Il magico mondo di Gianni Venier.”

Ma i guai che pensa l’attanaglino non sono niente in confronto a quello che lo attende, e Marco Ferrari presto se ne renderà conto. Il motivo del viaggio è semplice, deve vendere la casa di famiglia, che si trova in una città costiera e turistica del Friuli, nella zona del Tagliamento, un posto spettacolare che si sta preparando all’imminente estate. Sua sorella è sempre a corto di soldi, imprenditrice in giro per il mondo dalle mille attività fallimentari e uomini che la mettono soltanto nei guai, anche per questo decide di fare cassa e dare via la proprietà. Così arriva nel quartiere natio, incontra un folkloristico muratore friulano nella casa dirimpetto, che con il dialetto stretto e il sarcastico pragmatismo gli ricorda da subito le sue origini, e crea l’annuncio da mettere online. La nostalgia dei suoi genitori (di suo padre sembra ancora sentire il dopobarba nel cuscino), dell’infanzia e di un mondo solare e ottimista, che adesso non esiste più, lo avvolge come in una nebbia compatta. Ogni piccolo oggetto, ogni scalfittura sui muri ha un ricordo appeso.

“Immagino che chi comprerà questa casa butterà via tutto. Resteranno le pareti nude, le travi a vista del soffitto e i mattoni del patio, sui quali i pallini della mia carabina ad aria compressa hanno lasciato due minuscoli fori. Conosco questo posto sin da quando ero un bambino. Era la casa delle vacanze, che negli anni Ottanta duravano tutta l’estate. Era la casa del gioco e della gioia. E della libertà.”

Combattuto tra la voglia di uccidere Venier per liberarsene, e la necessità di portare avanti il nuovo libro, poiché la sua editor è stata perentoria, non gli permetterà mai di ammazzare la gallina dalle uova d’oro, Ferrari si mette al lavoro aspettando eventuali telefonate di acquirenti e, come d’abitudine, fa apparire sul monitor del pc un luogo rilassante ripreso in diretta da una webcam a scelta nel mondo. Stavolta ha optato per il mare, all’altezza di uno stabilimento balneare poco distante da dove si trova. La stagione sta per iniziare e le spiagge sono ancora semivuote. Ed ecco apparire un anziano con il bastone che porta a spasso un cane. Tempo qualche minuto e vedrà l’uomo sparire in modo assurdo e il cane abbaiare contro qualcuno fuori campo, finché una zampa scatterà macchiandosi di sangue e l’animale si darà alla fuga terrorizzato. Marco Ferrari, diventato negli anni un romanziere capace di inventare storie rocambolesche stando dietro una scrivania, in un attimo vedrà riattivarsi il suo istinto di ex poliziotto.

Da questo esatto momento prende il la una storia dai risvolti internazionali incredibili, in bilico tra un passato terrificante, quello dell’eccidio nazista e dell’odio antisemita, e un presente fatto di nuovi assetti geopolitici che, tra continue scosse di assestamento, deve fare i conti con dei segreti scottanti che potrebbero riscrivere, in peggio, diverse pagine di storia. Arrivando quasi subito nel luogo inquadrato dalla webcam, Marco Ferrari coglie le tracce del rapimento: la scia tracciata sulla sabbia dal corpo dell’uomo portato via di peso e le impronte degli pneumatici lasciati dalla macchina dove presumibilmente è stato caricato. Fotografata la scena, Ferrari corre verso la pineta, nella direzione presa dal cane ferito. Sarà cercando un veterinario, dopo aver trovato l’animale sanguinante, che incontrerà la coprotagonista di questo giallo, una donna davvero sui generis e centrale nella storia, di cui impariamo a conoscere ferite, paure, fragilità e grandi pregi, la veterinaria Miriam Milani, che opererà il raro esemplare di borzoi e si farà coinvolgere e coinvolgerà il protagonista in un crescendo di avventure, colpi di scena, voltafaccia, incursioni in una storia crudele e affascinante, forse tutta da riscrivere, tra neonazisti spietati, cinesi ipercontrollanti, professori universitari resi famosi dal negazionismo, terze forze misteriose, un seminarista ucraino avventato e avido, guardie senza scrupoli identiche, nell’aspetto, all’ideatore del Necronomicon (le citazioni lovecraftiane sono fantastiche), ispettori cinesi dal perfetto accento italiano, antiquari e politici corrotti, con diverse scene ambientate in una Trieste dalla bellezza algida e struggente. A volte ci sembra, proseguendo nella lettura, di aver compreso ogni cosa, ma la virata che ci spiazza e che rimette tutto in discussione è sempre lì, dietro la pagina successiva. Avoledo ci diverte e ci conduce in un lungo tour sulle montagne russe della storia, regalandoci dei personaggi femminili inediti e travolgenti, con uno stile diretto, agile, e tante citazioni musicali, cinematografiche e tecnologiche. Proprio la tecnologia è l’altra grande protagonista di questo libro, un romanzo davvero interessante per spunti e panoramiche sulla storia del Novecento, sul nostro recente passato e su un possibile futuro che non sembra poi così improbabile.

Una delle storie fin qui lette che ha citato il Covid-19 nel modo più originale e inedito.

Tutto da leggere!

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