“Il botto” di Emilio Martini (Corbaccio)

Da troppo tempo Berté  dorme poco,  è stressato, sogna gente morta,  e gli  mancano solo le  allucinazioni.

Mentre cammina lungo il  porto, Marinella Solari  lo invita a fare un giro in barca.

Bertè vorrebbe declinare l’invito, ma all’idea che un giro in mare possa giovargli, accetta.

La barca a vela si chiama Antigone. Quando il  padre greco  l’ha regalata a Marinella aveva già quel nome e Gigi Berté  non sospetta ancora che imbarcandosi sull’Antigone finirà  davvero in una tragedia greca.  

In pochi minuti quella che sembra una tranquilla uscita in mare si trasforma  infatti in un incubo.

Mentre assapora il vento sulla faccia un motoscafo  esplode a pochi metri dalla  barca a vela,  Berté viene sbalzato in mare e la barca si sdraia su un fianco.  La Solari resta  gravemente ferita e del  motoscafo restano solo pochi pezzi galleggianti. Il commissario perde  gli occhiali in mare e se la cava con  ferite superficiali. Arrivano due ambulanze, ma per  il tizio del motoscafo non c’è più niente da fare.

Il pensiero di Berté  va subito a un attentato mafioso o terroristico e chiede notizie ai colleghi del famoso Vanni Loiodice detto  Beato Angelico.

Il terribile botto è forse opera sua?

Non a caso l’uomo in libertà vigilata da pochi giorni ha eluso la sorveglianza fuggendo da Milano.

Intanto le  indagini si concentrano  sulla vittima del motoscafo, Vittorio Cella, un imprenditore fallito dal passato burrascoso, indebitato fino al collo, che viveva da ricco, descritto anche come  donnaiolo impenitente e bugiardo patentato.

È stata una bomba a distruggere il suo costoso motoscafo. La famiglia aveva ricevuto minacce?

Le  ricerche degli inquirenti si concentrano sul dinamitardo crudele, su uno zio misantropo, su un ex del Vittorio Cella e sul fratello minaccioso.

Dopo essere tornato da un viaggio in Sudafrica  il Cella  maneggiava molto denaro. Diceva  di aver fatto  i soldi e di poter saldare i suoi  debiti…

Ma come sono andate esattamente le cose?

Stavolta per Berté risolvere il caso sarà meno semplice del solito.

Paola Rambaldi

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