“La vendetta del Fiume Sacro”. Due ballate di Aino Kallas, Vocifuoriscena

La vendetta del Fiume Sacro”. Due ballate di Aino Kallas. Quest’opera tradotta in maniera impeccabile e con uno stile arcaizzante, fedele all’originale, dall’ugrofinnista Marcello Ganassini, pubblicata nel 2020 dalla casa editrice Vocifuoriscena, ci propone due “ballate in prosa” di Aino Kallas, scrittrice del mondo baltico già conosciuta al pubblico italiano per il famoso romanzo La sposa del lupo (Sudenmorsian, 1928) e per il romanzo Il pastore di Reigi (Reigin pappi, 1926), oramai quasi introvabili in Italia.

Aino Julia Maria Kallas, nata Krohn, cresciuta in un ambiente familiare di intellettuali, culturalmente vivo e fecondo, è stata una delle autrici più colte e stimate della Finlandia, un vero e proprio premio Nobel per la letteratura mancato. Il 6 agosto del 1900 Aino sposò Oskar Philipp Kallas, diplomatico estone, linguista, folklorista e studioso di poesia popolare: trasferitasi con il marito a Tartu nel 1904, aderì al movimento letterario neoromantico Noor-Eesti (“Giovine Estonia”) e si interessò alla storia del suo paese d’adozione, l’Estonia, alla cronaca medievale e al ricco patrimonio di miti e leggende traendone ispirazione per i suoi romanzi, per le sue poesie, per i suoi drammi, ma soprattutto per il ciclo delle ballate in prosa. A quest’ultimo genere appartiene anche questo dittico scritto in finnico, raccolta portata a termine nell’autunno del 1930.

La prima novella Imant e sua madre è ambientata nella prima metà del 1300: il popolo epicorio (estone) di Livonia, oppresso dalla dominazione danese e minacciato dall’Ordine teutonico, prepara nell’infausto giorno di san Tommaso del 1343 una ribellione contro Goswin von Herike, il commendatore dell’Ordine, residente nel castello di Viljandi, presso la contea di Sakala, in un villaggio silvestre. Duecento estoni giovani e forti decidono di nascondersi in altrettanti sacchi di grano della decima e, come avevano fatto i Greci con lo stratagemma del cavallo di Troia durante l’assedio della città di Ilio, deliberano di assalire, insieme ad un centinaio di vetturali, il castello di Viljandi e uccidere il gran maestro Goswin von Herike, il commendatore, conquistando il castello prima dell’arrivo dei rinforzi.

(la recensione prosegue a p.2)

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