“C’era una volta o forse non c’era… Fiabe cosmologiche ungheresi di Elek Benedek” (a cura di Elisa Zanchetta), Vocifuoriscena

Ricordiamo la prima fiaba Il cervo meraviglioso in cui si parla di Hunor e Magyar, figli del mitico re Nimrόd, i quali inseguendo un cervo meraviglioso (csodaszarvas) che corre veloce come il vento approdano nella palude Meotide, rapiscono le figlie del sovrano degli Alani e si insediano nelle future patrie di Unni e Magiari.

Nella terza fiaba La vecchia dal naso di ferro un povero taglialegna per sfamare la sua innumerevole prole è costretto a sposare una vecchia brutta come la disgrazia, con un naso di vero ferro, così lungo che toccava terra e che abitava nella casa dei diavoli, in mezzo alla foresta. L’uomo esasperato ad un certo punto spezza il naso alla moglie e viene rincorso dal re dei diavoli deciso a vendicarsi, ma viene fermato dai figli del taglialegna pronti a divorarselo per la grande fame. Grazie al tascapane con l’oro e l’argento, prelevati dalla casa della vecchia, il protagonista diventa un uomo ricco e riesce a sfamare i suoi ragazzi.

Nella favola La fata Erzsébet un giovanotto, figlio minore di un pover’uomo, molto ubbidiente e servizievole, viene adottato da un gigante orco (oriás) che gli consente di realizzare i suoi desideri, anche quello di sposarsi con la capricciosa tündér (fata) Erzsébet. La fanciulla danzatrice riesce con l’inganno a riappropriarsi delle sue vesti da nubile e torna nel suo regno natio. Suo marito, il giovanotto, con la clava del padre adottivo si fa aiutare dagli “zii” giganti, da cavalli, rettili, uccelli e infine da un picchio infermo e parte alla ricerca della sposa approdando ad un pozzo, ad un cunicolo che gli permetterà di riabbracciare la moglie e di recuperare la giovinezza sfiorita.

Molto bella è la fiaba Miklós il bello dove un giovanotto bellissimo inseguendo un pellicano parte per il Tündérorszag, il paese delle fate, dove flora e fauna sono dorate, nei cui corsi d’acqua guizzano pesci dorati e ci sono vasche dorate piene di latte. In questo reame il giovane incontra la capricciosa tündér (fata) Ilona che gli ha scritto una lettera per conoscerlo. Ridotto in abiti cenciosi, viene incaricato di pulire la stalla e qui aiutato da un cavallo táltos (magico, sciamanico) e dai suoi puledri riesce a vincere le ritrosie della fanciulla e a sposarla. Il giovane però infrange un divieto e libera lo sárkany (il drago) a dodici teste custodito nella trecentosettantasettesima stanza del castello. Il mostro rapisce Ilona e Miklós, aiutato dal suo cavallo, cerca in ogni modo di riportarla indietro. Polverizzato e rianimato va nel Paese delle fiabe e ottiene un puledro grigio moscato a quattro zampe che gli permetterà infine di superare il cavallo del nemico e di far ritorno con la moglie a casa.

Nella favola I tredici cigni un pover’uomo ha due figli con i capelli d’oro, ritenuti da tutti dei diavoli, i quali vengono battezzati e adottati dal re della contea. La sorella del giovane viene rapita da uno sarkány (drago) a sette teste e Miklós va alla sua ricerca ottenendo, dopo varie tribolazioni, anche la mano della regina delle tündérek (fate).

Carica di motivi del folclore ugrofinnico è la fiaba L’albero che tocca il cielo in cui un giovane porcaro, János, con l’aiuto di un maialino scala l’albero che tocca il cielo (az égig érő fa) e poi, con l’ausilio di un cavallo zoppo e sciancato, un cavallo táltos (magico) appunto, riesce a liberare la principessa rapita da un drago a nove teste.

Affascinante è la favola L’uccello dalle piume d’oro: un ragazzino e sua sorella vengono sottratti ai genitori regali per la crudeltà di una strega invidiosa e vengono allevati fino all’età di sette anni da una fata. Aiutati da un uccello dalle piume d’oro, vivranno in un palazzo di diamante, otterranno dietro i suggerimenti dei diavoli il melodioso albero del mondo, il melodioso uccello del mondo, il lago d’argento del mondo e, grazie ad un quadro fatato, riusciranno a riabbracciare i loro genitori.

Molto interessante è la fiaba Il Paese nero in cui Gyurka, il figlio di un pover’uomo, diventa apprendista macellaio, fa sua l’arte della metamorfosi trasformandosi in leone, aquila e formica, ottiene la mano di una principessa che però sprofonda in un pozzo nauseabondo. Grazie alle sue capacità vince il drago del Paese nero, liberando un vecchio di tremila anni e sua moglie.

Nell’ultima favola I principi dai denti d’oro due principi dai capelli e dai denti d’oro con cagnolini táltos (dotati di proprietà sciamaniche) riescono a sconfiggere una terribile strega (boszorkány, una versione magiara della proppiana baba jaga russa) che aveva sommerso un’intera città e sposano le figlie del re.

In queste fiabe, contraddistinte dalla formularità tipica dei cantari e degli incantesimi magiari, ci sono riferimenti al magico numero sette insieme ai suoi multipli.

Le fiabe proposte si svolgono, infatti, al di là dell’Óperenciás-tenger (“mare Óperencia”), abisso acqueo verosimilmente posto tra il mondo intermedio e l’aldilà, oppure al di qua o al di là di sette volte sette paesi, oppure al di là degli Üveghegyek (“monti di vetro”) che si collocano sul bordo del mondo nel punto in cui la volta celeste è così bassa da impedire ai raggi solari di penetrare. L’eroe combatte spesso contro un drago, uno sárkany, un mostro con più teste dotato di un’intelligenza crudele, la cui forza è solitamente nascosta nella settima testa e una sua anima (lélek), quella errante, è ospitata nel corpo di un altro animale.

Nella traduzione tutti i vocaboli riferiti ai personaggi, ai luoghi del patrimonio mitologico per scelta editoriale sono mantenuti in lingua originale, cioè in ungherese, opportunamente tradotti e approfonditi nel saggio di apertura, nelle note e nel glossario finale.

Nelle fiabe ci sono richiami ai metalli rame, argento, oro e anche al diamante: questi riferimenti hanno sicuramente un valore apotropaico.

Nelle intenzioni del raccoglitore-compilatore e artifex Elek Benedek il popolo ungherese ha riversato anche nelle fiabe le eccellenti caratteristiche che lo contraddistinguono da ogni altro popolo: la sua immaginazione coraggiosa […]; il suo umorismo inesauribile, le sue narrazioni geniali; il suo amore per il linguaggio costumato […]», ma anche «la rotondità compositiva delle fiabe», la loro «perfezione artistica». Il contributo che l’autore affabulatore Benedek ha dato al patrimonio favolistico e letterario non solo magiaro, ma mondiale è stato immenso.

Questa raccolta è in grado di soddisfare le esigenze non solo dei ragazzi amanti delle fiabe, ma anche di un pubblico più raffinato, interessato alle cosmogonie, alle cosmologie e alle varie mitologie. Non fatevela scappare!!!

Eleonora Papp

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