La mia storia suona il Rock

“La mia storia suona il Rock – Da Elvis ai DJ Set, suoni, musiche e canzoni tra mode e movimenti” di Luca Pollini (Tempesta Editore)

#grandangolo di Marco Valenti

Non è semplice parlare di musica cercando di racchiudere tutto in un unico singolo volume. Occore un backgrond culturale di un certo spessore per potersi districare in mezzo ad un mondo che è per sua natura in costante ed inarrestabile evoluzione, in perenne sperimentazione. La scelta iniziale è quella che determina il percorso da seguire. Mettere la musica e i musicisti al centro della narrazione e lasciare tutto il resto in secondo piano o raccontare la storia attraverso la musica? Luca Pollini sceglie la seconda strada e ci presenta “La mia storia suona il rock” (Tempesta Editore), 340 pagine attraverso cui racconta quella che è stata la nostra stroria recente, partendo dagli anni sessanta e dal mito di Elvis per arrivare fino ai giorni nostri, alla musica liquida, ai file digitali, allo streaming, all’intangibilità dei dischi.

La musica vista come aggregazione e come linguaggio nuovo, volto al cambiamento sociale, e non più come mero intrattenimento. Come identificazione ed appartenenza, come collante. Ma anche come strumento di protesta, di lotta e di denuncia sociale. La musica come manifesto giovanile di una generazione che ha deciso di dare un taglio ad un passato (ed un presente) in cui non si riconosce più.

Una musica che nel corso degli anni cambia, diventando industria, ma anche moda, perdendo il suo ardore rivoluzionario originario. Soprattutto ai giorni nostri, in cui si assiste ad un graduale e quasi totale disimpegno sociale per quella che è la componente mainstream del fenomeno. Restano delle sacche di resistenza, ma sono solo ad appannaggio dei meno visibili, di quelli dimenticati, degli eterni reietti, che spinti ancora dalla voglia di denuncia sociale, credono ancora che un mondo migliore sia possibile. Resta quello che ci piace chiamare “underground”.

(la recensione prosegue qui sotto, a p. 2)

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