“E verrà un altro inverno” di Massimo Carlotto (Rizzoli)

Abbandonato dalla legge, Bruno Manera scopre anche il tradimento più duro da accettare, quello della moglie amatissima. Federica Pesenti è da tempo insoddisfatta della sua scelta di ripiego e cede alle avance di Stefano Clerici, un ex fidanzatino di gioventù, consulente finanziario di trentasei anni cui lei, con il suo consenso, ha persino dato in gestione il patrimonio del marito. Ma a Stefano Clerici non basta essere l’amante di una maggiorente e gestire le ricchezze del suo consorte, dalle quali riesce a distrarre soltanto piccole somme senza farsi scoprire, vuole fare il salto sociale e, una volta messo fuori gioco il Manera, amministrare direttamente il patrimonio che il divorzio assicurerà all’amante. È in questa dinamica che entrano in gioco due valligiani doc, i cugini Vardanega, Robi e Michi, sposati con due sorelle, Alessia, irresponsabile e imprevedibile come il marito e Sabrina, moglie di Michele, shampista in attesa di lasciare il lavoro per diventare mamma a tempo pieno, tosta e determinata nel far rigare dritto il marito. Due bravi ragazzi abituati a lavorare duro, a far contente le consorti e a passare il tempo libero nel bar tra birre e partite di biliardo. La sopraggiunta crisi economica però ha disintegrato i loro posti di lavoro, in casa l’aria si è fatta pesante, il lavoro fuori dalla valle è da sfigati, per cui rimangono nella sfibrante attesa che accada qualcosa. E qualcuno, in effetti, li coinvolgerà, in cambio di soldi facili, in una serie di atti intimidatori, spingendoli valicare il labile confine che divide la gente perbene da chi vive di crimine. A questo punto, ad innescare una serie di ritorsioni, trabocchetti e ricatti che metteranno in moto, a loro volta, una feroce reazione a catena, del tutto imprevedibile nel suo evolversi, sarà Manlio Giavazzi, un mezzo poliziotto, cioè una guardia giurata, che vive ai margini della valle, con il figlio obeso morto suicida ingozzandosi di marron glacé, dai quali ora il padre è ossessionato, tanto da produrne e offrirne a chiunque ne incroci il triste cammino. Si presenta come ‘colui che rimette a posto le cose’, dopo aver intuito la matrice degli atti intimidatori subiti da Bruno Manera, proprio lui che ha visto la moglie abbandonarlo dopo il suicidio del figlio e la cascina dove vive cadere a pezzi a causa del suo magro stipendio. Saranno la sua curiosità e la cocente voglia di rivalsa sociale a far detonare una situazione che già aveva in sé tutti gli ingredienti per volgere al peggio.

Come ci spiega lo stesso Massimo Carlotto:

Il crimine è spesso una scusa per raccontare altro: personaggi e dinamiche che in questo modo possono essere mostrati in profondità. In ‘E verrà un altro inverno’ narro un microcosmo piuttosto particolare, che ha le sue regole specifiche, una provincia chiusa e laboriosa che tende ad escludere il ‘forestiero’, non intendendo con questo termine una persona proveniente da un altro paese ma, addirittura, da un altro universo, che è quello della città, e che ha altre regole e tradizioni rispetto alla ‘valle’. Spesso si è detto che la provincia italiana è tutta uguale, ma non è vero, ci sono tante sfaccettature e peculiarità territoriali da scoprire.

Questo libro, che è, in sintesi, una storia di esclusione, poiché i maggiorenti non includono mai, nasce da un fatto veramente accaduto e qualcuno potrebbe anche riconoscerlo nella cronaca recente. Porto sempre con me un taccuino, è lì che appunto le doppie vite delle persone, che a volte sono anche triple (è incredibile la voglia di evasione e il desiderio di essere altro che molti covano), e sempre lì faccio le prove per nuove trame partendo dalla realtà, come in questo caso, realtà che a volte sembra più incredibile della fantasia. Spesso, a cena con gli amici, presento le vicende che colgo da eventi narrati dalla cronaca, le ricompongo e ne rintraccio le dinamiche, poi chiedo se possono funzionare.

Quali sono le storie che meritano di essere raccontate? Be’, quelle che hanno un senso generale, che ricostruite nella loro evoluzione possono contenere un messaggio e un significato da trarne. Una volta che ho trovato la storia giusta e strutturato la trama, parto con la scrittura. No, non mi capita, come al mio collega Carlo Lucarelli, di iniziare un romanzo e non sapere dove mi porterà… Io pianifico tutto dall’inizio.

Il filo conduttore degli eventi narrati, come evidenziato dallo stesso autore, si trova quindi nell’esclusione, così come nel fallimento esistenziale. Massimo Carlotto ci parla anche di questo:

Quando le persone arrivano a un punto di rottura nella propria vita e desiderano evaderne, che sia per un’insoddisfazione sentimentale o materiale, ricordiamo infatti che, come il noir insegna, il crimine ha sempre tre moventi: il potere, il sesso o il denaro, ecco che la persona può decidere di valicare il limite, commettendo dei reati o vivendo un’esistenza parallela a quella ufficiale. Di solito, a farla franca e uscirne al meglio, sono sempre loro, i potenti, o i più furbi.

A peggiorare le cose c’è anche la mancanza di dialogo. Perché il dialogo può ricomporre i rapporti mentre la sua assenza provoca fratture. Le persone non si parlano più, la parola è stata bandita a favore di una società dell’immagine. Federica Pesenti e Bruno Manera avrebbero potuto evitare tutta una lunga serie di conseguenze se si fossero parlati con onestà e senza paure. Da una parte questa assenza di dialogo, dall’altra il caso, ed è ecco che il crimine prende corpo anche laddove meno ce lo aspetteremmo.

In questo libro il ruolo delle donne, nel prendere in mano le situazioni e nel risolvere i problemi quando si fanno davvero complicati, è molto importante, e spiccano per determinazione e coraggio:

Gli uomini in questa storia non danno prova di grande carattere. Sono le donne a mostrare forza e personalità. Il vero punto di svolta, a mio avviso, è quando Sabrina, la shampista, moglie di Michele, che si è impelagato in una faccenda più grande di lui e dalla quale non sa districarsi, gli dice senza mezzi termini che di lì in poi a comandare sarà lei e lui dovrà fare soltanto ciò che gli dirà. Ma non sarà l’unica a prendere decisioni determinanti…

E se l’autore può aiutarci a scoprire genesi e significati di questa storia che si dipana in modo imprevedibile e avvincente, la sua lettura ci lascerà comunque spiazzati, perché “E verrà un altro inverno” è un viaggio affascinante e serrato nelle ombre dell’animo umano e della provincia italiana, quella più dura e chiusa, che ancora resiste e tramanda le proprie regole, descritta in maniera così realistica e vivida che molti personaggi ci sembrerà di averli già incontrati. Le dinamiche umane che vi si innescano nascono da pulsioni e motivazioni che tutti noi conosciamo e di cui sentiamo la pressione: il punto sta nel non cedere alla tentazione di trovare delle scorciatoie e nel non farci coinvolgere da chi vorrebbe spingerci oltre.

In questa estrema vicinanza tra normalità e crimine sta il senso di vertigine che Massimo Carlotto ci induce con grande maestria, regalandoci una lettura che non delude e che non può non lasciarci appesi al prossimo libro e al famoso taccuino che lo segue ovunque: chissà quali nuove storie vi stanno già prendendo forma.

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