“Bianco è il colore del danno” di Francesca Mannocchi (Einaudi)

#grandangolo di Marco Valenti

Da bambine si gioca alle bambole, alla vita e alla morte. Un giorno, avevo otto anni, i capelli corti e una disperazione appena sbocciata, pensai: nei miei trent’anni mi ammalerò. E cosí è stato.

Una mattina Francesca Mannocchi si sveglia e scopre che una parte del suo corpo si rifiuta di rispondere ai suoi comandi. Inizia così il suo rapporto con la malattia che da quattro anni la accompagna in ogni istante della sua vita.

Nel momento in cui Einaudi pubblica “Bianco è il colore del danno” sono passati quattro anni da quando Francesca ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Quattro anni che ripercorre nelle pagine del libro. Quattro anni con la consapevolezza che la probabilità di guarigione è nulla, e che la prima cosa da fare è quella di prendere coscienza del dover convivere con la malattia per il resto della vita. Per Francesca tutto è cambiato, in modo irreversibile. Raccontarcelo con questo “diario” è il modo per farci entrare in contatto con un mondo che guardiamo da lontano fino a che non ci tocca da vicino, ma è anche il modo per farci sapere che occorre reagire, per non permettere alla malattia di dominare la nostra vita. Francesca lo fa guardandosi dentro e guardando indietro, partendo dall’infanzia, attraverso le vicende che hanno caratterizzato la vita della sua famiglia. Dalle zone di guerra dove era inviata sul campo de “L’Espresso”, ora è catapultata in un’altra battaglia, prima interiore ma poi anche sociale, per dare dignità e voce a chi come lei ha visto crollare i progetti per il futuro per l’insorgere di una patologia da cui non si può guarire.

Ho una malattia neurologica cronica. Sono una donna di trentanove anni malata di sclerosi multipla. Quindi ho una malattia neurologica che si chiama sclerosi multipla recidivante remittente ma nessuno sa prevedere se e quando sarà tempo di recidive o di remittenze. Cioè nessuno sa se stiano per arrivare improvvise ricadute e se, nel momento in cui arriveranno, la tregua, cioè l’assenza di sintomi, sarà lunga un giorno, una settimana o dieci anni. Io me ne sono accorta perché una mattina di primavera mi sono svegliata con metà del corpo che non mi rispondeva piú.

(prosegui recensione cliccando a p.2, qui sotto)

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...