“Neroinchiostro” di Sara Vallefuoco (Mondadori)

Serre è  un villaggio di fantasia della Sardegna orientale, a mezza costa, addossato lungo il lato più dolce del pendio con l’orizzonte che si allarga  dalla montagna fino al mare. E a Serra Gribaudo, che si porta coraggiosamente sulle spalle il nome Robespierre, scelto da una madre socialista,  dovrà integrarsi e lavorare  con un gruppo di carabinieri eterogeneo sia per livello sociale  che per provenienza da ogni dove  del Regno. E  con i colleghi spendersi per far rispettare la legge.  
Ma  toccherà a  lui, al  piemontese giovane vicebrigadiere Ghibaudo, quel giorno, o meglio quella notte perché è ancora buio pesto, ricevere “Il ragazzo dei fanali”, quello incaricato di accendere le luci a gas di sera  per poi spegnerle di primo mattino, farlo aspettare, parlarci subito  di persona e raccogliere la denuncia prima di svegliare il maresciallo Audisio, un marchigiano alto un metro e novanta.  Sissignori una denuncia!  Una denuncia di un furto per conto della signora  Lianora, la vedova dell’ostaggio ucciso nella Notte di San Giovanni. Cosa quasi inimmaginabile in quei territori dominati da un’endemica diffusa omertà e dove d’abitudine i torti si riparano solo con i coltelli. Chi può osare tanto?
Perché per quanto risulti a Ghibaudo, a Serra non ci sarebbero mai stati precedenti di denuncia. Mai nonostante agli atti figurino biechi omicidi, una strage famigliare, lesioni gravi, furti di bestiami e, recentissimo, proprio il caso di rapimento del marito di Lianora,  finito malissimo la Notte di San Giovanni, con l’ostaggio sgozzato e il brigadiere Marasco ferito e ricoverato  in astanteria che lotta ancora tra la vita e la morte, tenendo tutta la stazione con il fiato sospeso. C’è qualcosa sotto a  questa novità  di rivolgersi alla giustizia da parte della donna? Da quello che sembra un semplice caso, e invece no, infatti, salterà fuori qualcosa di molto peggio di un furto.  Salterà fuori un cadavere e visto che il cadavere è di un ex collega che si è congedato dall’arma subito dopo l’agguato, lo scontro di San Giovanni di appena dieci girni prima, l’’indagine cambia per forza  aspetto e si fa seria, molto seria. Il morto è stato accoltellato  ragion per cui   i sospetti ricadono sul proprietario del colello,  Anania,  lo storpio carrettiere poeta che lavorava per  Lianora, ma alcuni indizi  invece spingono il brigadiere  Moretti e il vive brigadiere Ghibaudo a sospettare che la verità possa essere ben diversa. Anche perché uno dopo l’altro e incontrollabili, da quel momento si succedono una serie di omicidi. L’ assassino  ha preso  di mira persino i poeti al volo, i rimatori di strada che nell’ ideale di un mondo migliore girano di paese in paese denunciando i torti subiti dalla loro gente. Ma saranno proprio i suoi barbari omicidi forse a portare finalmente a galla il torbido incrocio di prevaricazioni, torti, violenze, menzogne e ingiustizie  perpetrati nella zona.
Una storia di fantasia, come ci ricorda l’autrice, ma che vola sulle ali della realtà. Oltre al poetare locale più tradizionale, un altro testimone  nelle pagine del romanzo è il fenomeno sardo degli scrivani dei briganti, figure realmente esistite, i cui scritti anonimi oggi sono diventati oggetto di studio.
Tante diverse  sensazioni  ci spingono ad approfondire  i caratteri dei principali protagonisti delle storia, forse  a partire dai carabinieri. Un’infilata di personaggi tutta da scoprire a partire da  Ghibaudo  costretto a  fare i conti con certi sentimenti che crede  di provare, umani profondi, magari inconfessabilieche vorrebbe tenere nascosti, Moretti il  romano estroverso, generoso  e che guarda al futuro, Marasco l’educato  nobile  toscano, Sgrelli il solare ragazzo siculo, Audisio il fiero capo, il maresciallo marchigiano, e Lai il sardo verace, talvolta insondabile. Ma ancora più intriganti forse le  figure femminili,  vedi Amelia  disposta a ogni artificio per il suo sogno di essere medico e Lianora, con la sua essenza profondamente  torbida e controversa.

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