“Neroinchiostro” di Sara Vallefuoco (Mondadori)

Neroinchiostro

Recensione di Patrizia Debicke

“Sul confine mattutino dell’insonnia che da dieci giorni affligge la stazione dei Carabinieri Reali di Serra, qualcuno fa risuonare i tacchi avanti e indietro per il corridoio senza decidersi a bussare né ad andarsene. Con i nervi ormai scortecciati, Ghibaudo si alza per non uscirne pazzo.
«Carabiniere Sgrelli, allora?» dice spalancando la porta.
Angelico Sgrelli, biondo normanno di Sicilia, non è mai stato più giovane di così. Un bambino dalle guance lisce”… dopo saluto e sbattimento di tacchi annuncia affannato: «Il ragazzo dei fanali chiede del maresciallo Audisio per riportare notizia di un furto. Potrebbe essere cosa seria »…

Un incipit parlante direi che ben introduce l’atmosfera che dominerà tutta la trama di Nero inchiostro, storia di guardie e briganti nella Sardegna alla fine del XIX secolo.
Siamo infatti a luglio, estate del 1899, e l’Italia per ora appare più unita sui documenti che nello spirito  dei suoi cittadini. Insomma già nata ma con tanto, ma tanto ancora da fare.  Ciò nondimeno siamo in Italia, dicevamo, ma nella fattispecie nell’entroterra sardo. Ed è solo da tre mesi che il vicebrigadiere Ghibaudo  è stato trasferito, di stanza nella Terza Legione dei Carabinieri Reali, divisa tra Cagliari e Sassari, a Serra, una specie di avamposto locale per la  lotta al brigantaggio. L’ambiente locale  che l’ha accolto  è profondamente diverso da quello cosmopolita torinese.

(prosegui recensione cliccando a p.2, qui sotto)

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