“Come una bussola senza il suo Nord” di Veronica Satti (Giraldi)

Da tempo entra ed esce per autolesionismo e stavolta  sarà un soggiorno più lungo degli altri. Quando  si taglia non  sente nemmeno il dolore che si infligge, ma solo quello che se ne va.

Undici anni fa è stata abbandonata dal padre, il famoso frontman di una rock band degli anni ‘80. Prima  di tagliarsi l’ha rivisto in un video con sua sorella. Erano  felici.

Da  11 anni  rifiuta di vederla, l’ha abbandonata quando ne aveva 8. Ha  vinto la causa per il  mancato mantenimento e l’ha accusata di essere una mangiasoldi, tanto che sui social l’hanno ricoperta di insulti. Scarlet è avvilita. Perché  non riesce a farsi accettare da suo padre?

La  clinica è una struttura per ricchi affacciata sull’oceano e il Dr Claymore l’affida a una nuova psichiatra Domandano perché l’ha fatto.  Voleva suicidarsi?  

Nella struttura ci sono telecamere dappertutto, anche nei bagni. Sono vietati  cellulari,  carica batteria,  cinture, lacci per scarpe, unghie lunghe,  cose appuntite in generale,  film violenti. È  vietato perfino Il Re Leone. Qualcuna è arrivata  a mangiarsi anche trucchi, rossetti e ombretti. In quel reparto  sono solo donne. È vietato  anche entrare nel gabbiotto degli infermieri.  

Durante il soggiorno obbligato,  Scarlet, ha modo di stringere amicizia con altre quattro giovani ricoverate per: anoressia, tossicodipendenza, depressione e disturbi della personalità. Se  fondassero un gruppo potrebbero chiamarsi  Disorders Girls. Cinque ragazze disgregate come una bussola che ha perso il suo nord. Insieme avranno modo di conoscersi meglio, curarsi e  crescere  fino a che un evento traumatico non cambierà per sempre le loro vite.

Il romanzo è un racconto immaginario di realtà verosimili che apre a molte riflessioni. Le  persone con questo disturbo sono intrappolate tra desiderio e paura della vicinanza dell’altro, tra il bisogno di un legame e la difficoltà di fidarsi, che può portare ad abusi di sostanze, guida spericolata, disordini alimentari e autolesionismo.  L’autolesionismo mira a ridurre le tensioni emotive.

Quando il futuro  fa più paura della morte, tagliarsi dà un senso di calma e sollievo.

La prefazione è di Francesca Barra.  Veronica vuole essere amata per quel che è e parla del suo autolesionismo senza falsi vittimismi  scardinando il muro della disinformazione per aiutare  altri a curarsi.

Un libro che  parla di un fenomeno più diffuso di quel che crediamo, che è bene conoscere.

Paola Rambaldi

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...