“La conoscenza di Sofia” di Riccarda Riccò (Edizioni del Loggione)

Così, Sofia, con un curriculum di tutto rispetto, presenta delle MAD, ovvero delle messe a disposizione, in diversi istituti scolastici in cui la cronica mancanza di personale docente apre sempre ampie opportunità. Viene subito convocata come insegnante di sostegno, unica controindicazione: l’istituto si trova tra le montagne tosco-emiliane, raggiungibile attraverso un lungo tragitto di strade impervie. Gianguido, il suo premuroso fidanzato, le dà della pazza, disposta a rischiare ogni giorno la propria incolumità per due soldi. Ma Sofia vede subito in questo nuovo impegno la possibilità di darsi un senso e di scrollarsi la soffocante sensazione di inutilità che la attanaglia. Elegante, con la messa in piega, le french alle mani, i tacchi a slanciare ancora di più un corpo avvenente, subito catalizzerà l’attenzione dei colleghi uomini e l’invidia morbosa e ribollente di una collega insoddisfatta e livorosa. Il caso assegnatole è Giulio, un adolescente autistico che ha una storia famigliare difficile. Del padre si sono perse le tracce, uno scapestrato che non se ne è mai voluto occupare, la madre, invece, una donna premurosa e bellissima, è morta cadendo da un enorme masso detto ‘Il ponte del Diavolo’, una formazione rocciosa che si erge tra il fitto dei boschi. Le voci di paese non hanno dubbi. Il Lupo, lo zio del ragazzo, uomo burbero e scontroso, sfuggente come il temibile animale selvatico che gli dà il soprannome, l’ha sicuramente uccisa. Incidente o omicidio? La legge non si pronuncia, le malelingue invece hanno già emesso il verdetto.

Intimorita ma anche desiderosa di capire la verità, Sofia cercherà di parlare con lo zio del ragazzo, l’unico che se ne occupa, per metterlo al corrente dell’andamento scolastico. L’uomo, confermando la sua pessima fama, non le renderà facile il compito, questo fin quando non sarà lui stesso a cercarla, spiazzandola del tutto: tramite una lettera formale alla dirigente scolastica scriverà che suo nipote si sta trovando così bene con la nuova insegnante da richiedere la sua presenza anche il pomeriggio, per delle lezioni private. Naturalmente Sofia, che adora il ragazzo, accetterà dopo qualche titubanza e le lamentele del suo fidanzato, che già così la vede pochissimo, trovandola sempre più distaccata dalla vita patinata che erano abituati a condurre.

Una volta arrivata nella radura dove sorge il casale dell’uomo, curato e pieno di angoli misteriosi, l’incontro con Brenno Capedri, detto il Lupo, non sarà semplice. Neanche un saluto e sfilerà via, lasciandola sola con il nipote. Irsuto, massiccio, ombroso, uomo privo di convenevoli, metterà da subito Sofia in uno stato di disagio e paura, facendole sorgere, però, anche una notevole curiosità. Perché il Lupo suscita timore e inquietudine, ma è anche dotato di un carisma innegabile, un potere magnetico cui è difficile resistere.

E dalla frequentazione del casolare nasceranno mille dubbi, domande, ricerche pericolose e sensazioni sempre più forti. I ritratti della madre di Giulio ne tappezzano le pareti, un pianoforte che suona di notte è parte dell’arredo, e poi mobili chiusi a chiave, stanze segrete, conturbanti animali imbalsamati e angoli confortevoli che non si sarebbe mai immaginata nella tana di un lupo.

Più Sofia si allontanerà dalla vita ricca e sofisticata che conduceva e dal suo fidanzato, più si lascerà irretire e coinvolgere da questo uomo pieno di sorprese, di cui ogni giorno svelerà una nuova inclinazione e un nuovo aspetto di una vita tanto misteriosa quanto poliedrica. Ma la gelosia, dei colleghi e di Sofia stessa verso l’uomo e le evidenti tracce che una donna misteriosa lascia nel casale, renderanno questa frequentazione, ingessata e in punta di piedi, piuttosto travagliata, a tratti al cardiopalma. 

Le domande sono tante: le voci di paese hanno ragione, è stato il Lupo a uccidere la cognata dalla quale era ossessionato? Oppure c’è una mano oscura e malvagia che ha spinto giù dal dirupo la giovane donna? Chi potrebbe essere stato in un paesino così piccolo, dove la competizione scatenata dal fascino di Brenno Capedri ribolle sotto la superficie con un fuoco sempre vivo?

E se non è stato lui ad ucciderla, chi lo ha fatto? Perché? E soprattutto, potrebbe rifarlo? L’autrice, con una scrittura vivace e agile, ci trascina in una storia che non ha nulla di scontato, introducendoci nel mondo della natura, di cui dipana nomi e aspetti con una facilità invidiabile, e un’immersione nelle mille sfaccettature dello spettro autistico che ci fanno innamorare di Giulio e ci permettono di entrare un po’ nel suo mondo, come fosse un’incursione in quello di tanti ragazzi speciali che come lui hanno un linguaggio tutto da comprendere.

Il finale, davvero inaspettato, ci chiarirà quanto può fare l’amore e quanto, al contempo, possono essere forti l’odio e la gelosia. Per sapere chi vincerà, tra la parte più oscura dell’animo umano, e quella che invece illumina e dà vita, bisogna arrivare proprio fino all’ultima pagina. Di certo non si impiegherà molto, il romanzo scorre veloce e sa coinvolgere, sospeso tra il fascino dei fitti boschi di montagna e i segreti più inconfessabili di una piccola e apparentemente tranquilla realtà di paese.   

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