“Amori e pandemie” di Elisabetta Fiorito (Il Sole 24 ORE-Radio 24)

Una coppia di turisti cinesi è appena stata scortata dalla polizia allo Spallanzani di Roma per dei controlli. Era aggregata allo stesso tour operator del cittadino cinese soccorso il giorno prima in un albergo del centro. La coppia era originaria di Wuhan. La stanza dell’hotel  viene sigillata. E anche se tutto sembra ancora sotto controllo ormai è ufficiale:  Il Coronavirus è arrivato in Italia.

Nell’apprendere la notizia diamo la colpa a Wuhan, ai pipistrelli  e ai mercati cinesi  di animali vivi e sotto sotto siamo  convinti che  a noi in fondo non succederà niente.

Ma il primo marzo l’Italia è già divisa in tre colori, anche se ridiamo nel salutarci  coi gomiti.

L’8 marzo, dopo la chiusura della Lombardia, i treni verso  sud vengono presi d’assalto.

Il 9 marzo parte la campagna Io resto a casa, cantiamo  dai balconi e le mascherine chirurgiche sono introvabili. E quando le troviamo, quando va bene, vengono vendute a 3 euro l’una.

Se fino a pochi giorni prima le nostre preoccupazioni più grosse erano l’esibizione di Achille Lauro a Sanremo e Bugo che abbandona il palco per colpa di Morgan, piombiamo in un incubo in cui stentiamo a credere. Se nel nostro futuro eravamo arrivati al massimo a immaginare una terza guerra mondiale o  un asteroide che colpisce la terra, questa  pandemia non ce la saremmo  mai sognata.

Eppure il Covid 19  sconvolge il mondo con migliaia di morti, lockdown e recessione.

È l’ora più buia come l’avrebbe definita Churchill.

Si moltiplicano i cartelli  ai balconi con gli arcobaleni e le scritte Andrà tutto bene. Si chiudono le scuole, a ogni telegiornale viene citato il bollettino dei decessi, aumenta la gente intubata in corsia,  scienziati e virologi si alternano in TV a tutte le ore del giorno dicendo tutto e il contrario di tutto, i camion militari pieni di salme da cremare partono dalla Lombardia verso altre regioni. Ristoranti, cinema, teatri e negozi restano chiusi.

Non puoi più andare a trovare i tuoi cari  in ospedale. Non puoi nemmeno andare al loro funerale.

Ti vengono restituite teche di  ceneri, quando non sai nemmeno se il parente volesse essere cremato o seppellito e  arrivi anche a dubitare  che quelle ceneri siano sue.

Rimane un  paese da ricostruire come nel dopoguerra.

Amori e pandemie è il diario di un anno di Covid, fatto di racconti autobiografici e  testi teatrali, tra famiglia, lutti, ristrettezze e politica, un libro che inevitabilmente tirerà fuori  i ricordi del lettore.

Un interessante punto di vista  della giornalista di Radio 24.  

Paola Rambaldi

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