“Il bambino che disegnava le ombre” di Oriana Ranunno (Rizzoli)

Solo l’ufficio del Dr Braun  è ancora illuminato. Gioele entra.  Sua madre una volta sosteneva che prima o poi la sua curiosità l’avrebbe messo nei guai. Nella stanza vede delle mele,  un grammofono che gira  a vuoto, e il cadavere del Dr Braun. Ha occhi e bocca spalancati e un livido in fronte e Giole non riesce a fare a meno di ritrarre la scena.

L’investigatore della Kriminalpolizei Hugo Fischer è stato chiamato sul posto per scoprire chi ha ucciso Sigismund Braun, il pediatra che collaborava con Mengele negli esperimenti sui gemelli.  Dalla soluzione del caso dipendono la  sua vita e la  sua carriera.

Si regge malamente a un  bastone per via di forti dolori alla schiena, la  sua malattia  procede veloce  e deve ricorrere continuamente alla morfina. Il campo odora di carne bruciata e una patina di cenere riveste ogni cosa. Bruciano morti in continuazione. E mentre ammassano nuovi  ebrei  nel piazzale, uccidono una neonata a calci nella neve.  Hugo rabbrividisce d’orrore ma è incapace di reagire.

Braun,  pare che sia morto soffocato da un boccone di mela. 

Ma se è davvero  morto soffocato perché chiedere l’intervento di un detective?

Il  cadavere  è stato ricomposto su una barella e dovrà essere analizzato prima che parta per Berlino. In bocca ha ancora il boccone di mela, troppo in superficie per soffocarlo e sulla fronte  una piccola tumefazione. Dicono che meritasse di fare la fine che ha fatto e che sia rimasto vittima dei suoi  fantasmi. Era sposato ma aveva un debole  per  altre  donne, ebree comprese, anche se i rapporti  tra SS e detenuti sono vietati. Purtroppo l’ufficio del morto è già stato ripulito.

Fortunatamente un bambino ha disegnato la scena del delitto nei minimi particolari.  Disegni perfetti come foto. E sarà proprio lui ad aiutare Hugo nelle indagini.

Un bimbo inconsapevole del suo destino per un  thriller duro, che non indulge in pietismi ma si limita a raccontare in modo realistico quel che succede nel campo di concentramento.

Un detective che non condivide gli ideali di Hitler,  la cui vita  non sarà più la stessa. Un posto dove si uccide in massa dove cercare il colpevole di un solo omicidio. La normalità di una fabbrica di morte legalizzata. La freddezza  e i compromessi per affrontare l’orrore.

Oriana Ramunno, una bella scoperta, per una storia che mi piacerebbe rivedere al cinema.

Paola Rambaldi.

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