“Bad Girls – Da vittime a carnefici” di Antonella Bolelli Ferrera (La Lepre Edizioni)

#grandangolo di Marco Valenti

Giornalista, scrittrice, autrice e conduttrice radio-televisiva, Antonella Bolelli Ferrera si dedica da anni ad attività culturali volte alla salvaguardia e al reinserimento sociale dei detenuti. Ideatrice e direttore artistico del premio letterario “Racconti dal carcere”, si batte anche per la diffusione della letteratura e della scrittura a favore delle categorie socialmente svantaggiate. Non fa eccezione al suo curriculum quest ultimo libro, edito da La Lepre Edizioni, “Bad Girls – Da vittime a carnefici”, con cui ci racconta un mondo che conosciamo solo per sentito dire, e in modo superficiale. Un mondo che si apre ai nostri occhi pagina dopo pagina e ci descrive esistenze indelebilmente segnate da soprusi, violenze e discriminazioni. Un mondo in cui la carcerazione è l’unica conclusione possibile. Un mondo di cui spesso non ci curiamo, convinti di essere al sicuro viste le alte mura che ci separano, convinti di essere “migliori” di quelli che tra quelle stesse mura sono confinati. Senza fermarci a pensare a quali siano le cause che li hanno portati lì dentro.

Dal momento che queste sono domande che non ci poniamo, vediamo di affrontare quella che si rivela inevitabile per capire di cosa vuole parlarci Antonella Bolelli Ferrera. Chi sono le “Bad Girls”? La risposta è meno semplice di quello che possiamo pensare, ma proviamo a sintetizzare tutte quelle dinamiche che l’autrice ci racconta tramite la voce diretta delle protagoniste. Sostanzialmente si tratta di donne che hanno subito violenza in ogni modo possibile, sia fisico che verbale, e che da vittime si sono trasformate in carnefici, dopo anni di stupri, di abusi, di privazioni, di umiliazioni da parte di ogni tipo di aguzzini ma anche e soprattutto da parte di padri-padroni con cui vivevano. Ma non ci sono solo loro a raccontarsi, ci sono anche donne di mafia, donne che fuggono da mostri ma che finiscono per trasformarsi loro stesse in mostri ancor peggiori, donne che solo tra le mura di una cella scoprono la loro vera sessualità. Donne cui la vita nega quasi sistematicamente una seconda possibilità.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...