“Non salvarmi” di Livia Sambrotta (SEM)

Recensione di Patrizia Debicke

Il romanzo inizia all’aeroporto internazionale  di Phoenix, Arizona. Deva Wood, una ragazza di ventitrè anni, italo americana  scompare misteriosamente subito dopo aver fatto  il checkin per un volo diretto in Italia. Orfana di madre che si è suicidata, ha vissuto un “non rapporto” con il padre causa della sua  dipendenza dagli psicofarmaci fin dall’adolescenza, Deva sta fuggendo da Winkenbourg, dalla  Gatehouse di Wickenburg, Arizona  un ranch fattoria centro di riabilitazione di lusso riservato a figli di produttori o star del mirabolante mondo dello spettacolo. Spesso troppo soli o troppo viziati, cresciuti nel solco della  fama  di disattenti genitori miliardari,  questi ragazzi a diciotto anni hanno già sperimentato ogni e qualsivoglia  tipo di dipendenza: cocaina, anfetamine, psicofarmaci, e sesso compulsivo. Senza contare gli interventi estetici per raggiungere un’inusitata perfezione, perché mai  niente pare sia abbastanza per loro. Rotti a ogni aberrazione, schiavi dalla notorietà di chi li ha messi al mondo, approdano alla Gatehouse quasi come a un’ ultima spiaggia.

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