“Ciao Vita” di Giampiero Rigosi – La Nave di Teseo

Ciao Vita

#grandangolo di Marco Valenti

Il mio primo incontro con Giampiero Rigosi risale al lontano 2000, quando il mio libraio di fiducia del tempo mi fece acquistare “Notturno Bus”, il suo esordio su Einaudi. Oggi, 2021, lo ritrovo su La Nave di Teseo con un nuovo romanzo che segue di quattordici anni la sua ultima fatica letteraria, quel “L’ora dell’incontro” che ricordo con grande piacere per essere arrivato nella mia vita in un momento per me particolarmente delicato a livello introspettivo. “Ciao Vita” è il suo primo romanzo con la nuova casa editrice, e rappresenta un graditissimo ritorno. Nonostante gli impegni lavorativi, mai come in questo periodo oppressivi, sono riuscito a dedicargli tutte le mie attenzioni, e ne sono venuto a capo in pochissimo tempo, spinto da una freschezza narrativa che, insieme alla profondità degli argomenti trattati, lo rende una lettura godibilissima ma al tempo stesso intensa e pregna di contenuti. Non fatico infatti a considerarlo come una delle cose migliori della sua produzione letteraria.

Sergio e Vitaliano si sono conosciuti per caso, sui banchi di scuola, appena tredicenni, in una Bologna che rappresentava una delle città più affascinanti per chi, come loro, esulava dai cliché adolescenziali e cercava un diverso modo per guardare al domani, con uno sguardo critico ma al tempo stesso carico di speranza per un cambiamento che sentiva dentro. La loro sarà un’amicizia scandita dagli eventi di quegli anni, da tutto quello che, noi nati nella prima parte degli anni settanta, abbiamo visto scivolare sulla nostra pelle, non senza lasciare cicatrici che oggi guardiamo e accarezziamo con nostalgia per un tempo che non ritornerà. L’impegno politico e la droga uniscono e dividono i due ragazzi. Sergio si lascia sedurre dall’idea di creare un mondo migliore mentre Vitaliano non riesce ad impedire che l’eroina assuma il ruolo centrale della sua esistenza. “Ecco uno dei vantaggi della tossicodipendenza: la tua vita ruota attorno a pochi obiettivi concreti – mettere assieme i soldi, comprare l’eroina, iniettarsela in vena – dandole, se non un senso, almeno uno scopo preciso.”

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