“L’arte di legare le persone” di Paolo Milone (Einaudi)

L'arte di legare le persone

#grandangolo di Marco Valenti

Sono totalmente daccordo con chi ritiene che il metro con cui misurare una società sia quello che deriva da come vengono trattati i meno fortunati, gli ultimi, i reietti. In pratica tutti coloro che identifico con i carcerati e i malati di mente. Il libro di Paolo Milone parla di questi ultimi.

Il limite che separa il mondo raccontato da Milone da quello che consideriamo la notra quotidianità, è labile, spesso impercettibile. Basta davvero poco per superarlo. È un piccolo passo dalle grandi conseguenze che cambia completamente la percezione della nostra esistenza. Un passo di cui non abbiamo cognizione fino a che non esplode tutto e crolla il castello che ci eravamo creati. È qui che inizia l’inferno ed è qui che inizia “L’arte di legare le persone”.

Milone, genovese doc, è un medico psichiatra da una vita alle prese con quella branca della medicina che più di altre vive di assenza di certezze. Non a caso lo è lo stesso autore, nella veste ufficiale di medico a dichiarare che avendo fuggito ogni altro lavoro per paura si ritrova a fare il lavoro che fa più paura a tutti. I suoi 40 anni in psichiatria sono un traguardo che gli permette di avere un bagaglio tale da poter scrivere di un argomento come la malattia mentale senza cadere in facili storie compassionevoli. La forza di una vita passata a lottare corpo e mente contro nemici apparentemente invisibili si riassume brillantemente in quella che è la sua definizione di psichiatria, vale a dire un mondo che si spalanca quando vi avvicinate a due metri dal paziente. Se vi avvicinate al metro, diventa fantasmagorico. Se vi avvicinate oltre, diventa un inferno. Volendo allargare il concetto, possiamo pensarlo come un territorio neutro dove “sani” e “malati” si incontrano e si confrontano, cercando di portare dalla propria parte l’interlocutore con il quale si specchiano.

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