“L’editor” di Massimiliano Governi (Atlantide)

Ma chi era veramente l’editor? Nell’alchimia, quasi inconoscibile, dei rifiuti e dei sì che le grandi case editrici dispensano agli aspiranti scrittori, si incunea un carattere assurdo, ai tratti maligno, misterioso quanto basta.

Ripercorrerne le contorsioni leggendo le sue note, sfogliando i manoscritti sui quali spesso lanciava i propri strali, è un’attività che assorbirà sempre di più il protagonista, avvicinandolo, al contempo, al fascino conturbante di una donna ammutolita dal dolore ma estremamente magnetica. E più riuscirà a riallacciare le fila dell’indagine più si avvicinerà a quest’ultima, attirato dalla combustione silenziosa del dolore, che accomuna entrambi.

Lo stile dell’autore è immaginifico, dalle metafore che riverberano sensazioni e suggestioni del tutto personali.

Di pagina in pagina, più la conosciamo, più la morte della vittima appare inspiegabile. Chi ha massacrato, con un accanimento quasi folle e iconoclasta, il corpo dell’editor, un rispettabile borghese finito in un parco pubblico, dentro un sacco a pelo, quasi fosse un clochard della Roma disperata?

Leggendo e appassionandoci alle pagine di questo libro, che sa catturare e coinvolgere con una forte malia, capiremo che ogni fatto più assurdo ha sempre la sua esatta spiegazione, anche se nascosta nelle pieghe più recondite degli anni e dei pudori fatti di silenzi.

Restammo tutt’e due ad ascoltare la pioggia che schiaffeggiava fitta le finestre, i muri, le fiancate del palazzo. Dopo una decina di minuti di silenzi e di respiri, mi chiese, riprendendo a darmi del lei: «Aveva molta paura?». Fui sorpreso da quella domanda e sul momento pensai si riferisse alla mia goffaggine, alla mia esitazione, mentre la guardavo dormire. Visto che non rispondevo, mi venne in aiuto. «Intendo, quando era al sud». Sospirai. Non capivo come facesse a sapere i miei trascorsi lavorativi, ma evitai di chiederglielo. Dissi: «Temevo sempre che mi succedesse qualcosa. Uscivo la mattina e pensavo che non sarei potuto ritornare la sera».

Un noir che sa indagare in profondità i personaggi che lo interpretano, con grande verità e sensibilità, davvero consigliato e poco prevedibile, qualità non da poco per un genere sempre più diffuso in cui i cliché, purtroppo, rappresentano una tentazione irresistibile.

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