“La grande meretrice” di Vincenzo Ieracitano [I Buoni Cugini]

Geraci si ritroverà alle prese con una serie di dinamiche che lo porteranno in giro per la città, attraverso i quartieri, i mercati, i suoni e i profumi che caratterizzano la quotidianità. Sempre al limite del lecito e dell’etica professionale. Comunque attento a non perdere il legame con la legalità e la realtà. La sua è un’esistenza fatta di silenzi ripetuti scanditi dal vuoto delle sue serate, dove l’unico rumore è quello della porta di casa che si chiude alle sue spalle. Una vita costuita sulle sabbie mobili delle illusioni alimentate dall’improvvisazione di tutti coloro che come lui sacrificano ogni centesimo che posseggono sull’altare delle scommesse ippiche, e lo fanno in modo consapevole, consci di stare precipitando nell’oscuro e profondo pozzo della sua coscienza. Una vita vissuta alla giornata, senza ambizioni di redenzione, sempre in cerca di una soluzione che cada magicamente dall’alto.

“Palermo è come una buttana, biedda e fitusa, sdisonorata e arrusa. A to tiesta ti rici di lasciarla perdere, ma il tuo cuore e le tue palle sempre con lei sono! Perciò se te ne vai farai come quelli che quannu vannu ca mugghieri, sempre a buttana pensanu! Palermo poteva ben essere considerata come una grande meretrice, come una di quelle donne bellissime e selvagge, capaci di donare inconsapevolmente degli attimi di autentica bellezza che stordiscono, che bruciano l’anima annientando ogni volontà. Palermo è come una splendida e imprevedibile donna di strada. Magari lacera, sporca e inaffidabile, ma le basta un semplice gesto, un’occhiata maliziosa e di sottecchi, accompagnata da un ferino e osceno allargarsi delle cosce sode e tornite perché tu sia perduto per sempre. La ami e la odi, ma nulla sarà come prima.”

Il pensiero torna sempre lì. Al rapporto tra Geraci e la sua città. Un legame inscindibile ed eterno che nulla può scalfire, caratterizzato dalla costante presenza notturna che aliena il suo riposo, quando ogni notte il sonno è rotto dall’animarsi degli spettri del suo passato e dagli incubi del suo presente. Il loro è un rapporto che ti fa passare dal paradiso all’inferno in un attimo, senza quasi rendersene conto. Palermo è così, una città senza regole “storicamente abituata a sopravvivere a tutto e a tutti, a toccare il fondo, a girarsi dall’altra parte come se niente fosse e a ripartire.”

Della trama non diciamo altro. Sarete voi, leggendo a seguire il nostro ex sbirro nelle sue peripezie. Preferisco chiudere con l’ennesimo ritratto dipinto da Ieracitano. “Palermo oggi convive nella sua accozzaglia di stili architettonici antichi e moderni uno accanto all’altro, spersonalizzata, rimpianta, bella e povera, sgraziata e aulica, come una donna, la più bella, oramai in ginocchio con le ali cascanti a coprirsi il viso per nascondere le lacrime, per non convivere col degrado e vivere di ricordi, strozzata dalla sua stessa collana di perle.” Per la trama c’è sempre tempo. Geraci vi aspetta senza fretta.

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