“La direzione è storta. Reportage lirico sul Covid19 e i virus del potere” di Filippo Kalomenìdis [Homo Scrivens]

Kalomenìdis ci descrive un mondo, quello della solidarietà appunto, che porta a chiamare per nome le cose di cui tutti parlano, a dare del tu alla vita, a convivere con la sofferenza, la privazione e la morte. Lì dove è arrivata la fine per lui c’è un nuovo inizio. L’irrealtà di chi ha vissuto quei momenti la descrive come un inferno di “cemento e labirinti, corridoi, porte e voci richiuse, sguardi malati e prigionieri” in cui ci si spinge cercando di inseguire “tracce d’amore” cercando figure spersonalizzate ridotte a semplici numeri, private del loro nome e della loro storia.

“Carichiamo su un camion medicine che non guariscono e le portiamo in un orizzonte che non possiamo guardare dritto. Nessuno sa chi sia l’altro, nessuno sa una parola da dire, né sapremo mai perché ci diamo coraggio.”

Sono due i rapporti che tornano prepotentemente in mezzo alla narrazione. quello con il figlio e quello con la donna amata [mai chiamata per nome]. È intorno a loro due che si costruisce la storia di quest ultimo anno. La sua storia. Tra vicende drammatiche come i ripetuti suicidi del personale infermieristico dei reparti Covid della scorsa primavera e insegnamenti che segnano in modo indelebile l’umanità che abbiamo dentro di noi [“Piove quando portiamo aiuto e lui ha sempre paura di prendere l’acqua. Mai però di avvicinare l’orecchio alle labbra dei malati”] Kalomenìdis intreccia la sua vita privata con gli eventi che tutti conosciamo grazie alla didascalica ed invadente presenza dei media che non hanno mai smesso un giorno di snocciolare numeri e grafici asettici anzichè raccontare l’uomo, le sue difficoltà e le sue contromosse per arginare l’isolamento mentale ed emotivo cui è stato costretto. [“maggio 2020. Bologna, non ho il virus. La reclusione però, dopo quello che ho visto e che ho perduto in due mesi, ormai diventa delirio.”]

E tra le tante costellazioni immaginate nei disegni sull’acqua del figlio arriviamo a quellae reali, delle isole greche al limite estremo dell’Europa. È lì il punto di non ritorno. Dove “Il mare ha il colore di pesci che cercano altri pesci soltanto per divorarli”. È lì che i fantasmi del passato tornano a farsi concreti. Hanno cambiato nome, hanno un volto e un nemico diverso ma sono loro. Possiamo riconoscerli senza difficoltà alcuna. “Questi anni Venti del Duemila somigliano troppo ai Trenta del Novecento” in cui tornano a farsi vivi coloro che “scelgono a chi deve essere tolto il proprio posto su questa terra.” Il tutto mentre noi esultiamo perché siamo riusciti a rifilare il posto di “ultimi” a qualcun altro che guardiamo con distacco ed indifferenza dal nostro ambito penultimo posto nella scala sociale.

Kalomenìdis lascia aperto uno spiraglio possibilista nel suo diario [“dopo tutto questo impareremo la voce giusta con cui parlare”] a cui non possiamo che rifarci per provare a pensare che un domani diverso possa realmente nascere sulle macerie su cui siamo ancora oggi arroccati in difesa di un mondo che ha dimostrato tutte le sue brutture e la sua inadeguatezza sociale.

Io che ho lottato al suo pari, da un’altra parte, sono meno positivo. Ho affrontato da prima il mio ruolo di eroe non richiesto, di angelo catapultato sulla terra. L’ho messo da parte in fretta ricondotto alla realtà da chi non ha impiegato molto a tornare alle cattive abitudini di sempre e a vedere me e i miei colleghi come l’obiettivo più facile su cui scaricare le proprie frustrazioni. Ma ciò non significa che la mia visione del futuro sia quella che si lascia preferire. Anzi, il contrario. Voglio tornare a sperare come dice Kalomenìdis che “quel terrore di trovarsi nell’epoca peggiore tra le epoche peggiori diviene incredibilmente fede e commossa volontà di non arrendersi.”

“Nessun albero vuole diventare re degli alberi, soltanto il cespuglio illuso lo pensa e quando l’incendio arriva per primo prende fuoco e va in cenere”.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...