“Verità e bugie” di Caroline Mitchell (Newton Compton)

Verità e bugie

Tradotto da Sandro Ristori
Recensione di Patrizia Debicke

 Amy Winter è un  agente in carriera che sogna di ripercorrere le orme del padre,  Robert Winter, onesto e famoso pluridecorato ufficiale superiore della  polizia metropolitana di Londra il MET. Morto improvvisamente, ha lasciato un immane vuoto dietro di sé, sia  nel  distretto che comandava sia nella sua bella famiglia. Famiglia composta da una moglie vedova e da due figli, il maschio Craig, promosso al rango di ispettore del Criminal Investigation Department e quindi lontano da casa  per lavoro e Amy la femmina, che invece operava al fianco del padre. Ma soprattutto Amy, dopo essersi fatta  le ossa,  aveva scalato tutta la gerarchia fino a diventare ispettore,  ed essere addirittura messa a capo di un’unità speciale che si occupa  di crimini speciali, soprattutto quelli commessi da potenziali  serial killer.  
Parrebbe quasi  che  tra gli agenti in servizio  non ci sia  nessuno più determinato e motivato di lei, ma la sua vita viene sconvolta dalla lettera dal carcere della pluriomicida Lillian Grimes che trova sulla sua scrivania proprio la mattina del suo ritorno al lavoro.
Lillian Grimes, condannata nel 1986 per una serie di sanguinosi ed efferati omicidi per anni, ai danni di vittime adolescenti, rappresenta tuttora nella memoria della gente  il male incarnato. Con il marito Jack,  Lillian formava la mostruosa  coppia di serial killer ribattezzata  dai media e in seguito in tribunale “Le Bestie di Brentwood”. Ma in quella  lettera Lillian Grimes dichiara di essere la madre biologica di Amy, che lei chiama Poppy, la sua bambina più piccola. Bambina che a quattro anni avrebbe denunciata lei e il marito durante un sopralluogo dei servizi sociali. Denuncia che aveva portato i due coniugi assassini  in carcere e i tre  figli superstiti, la maggiore risultava eliminata dai genitori : due femmine un maschio ad essere affidati ai servizi sociali.

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