“Le direzioni dell’attesa” di Adelio Fusé (Manni Editore)

Le direzioni dell'attesa - Adelio Fusé - copertina

#grandangolo di Marco Valenti

“Le direzioni dell’attesa” è il secondo libro di Adelio Fusè per Manni Editore. Segue il precedente “L’astrazione non è la mia passione principale” pubblicato nel 2018. A quanto ha dichiarato recentemente Fusè “è parte di una trilogia sul tema “viaggio e creatività”, anche se ogni romanzo è a sé, con personaggi diversi.

Walter è uno scrittore che, dopo aver rinunciato alla letteratura per senso di inadeguatezza, si abbandona a un’esistenza girovaga; Alina è un’attrice caparbia che interpreta la vita in unico modo, sulla scena di un teatro come nella quotidianità.

La vicenda ha inizio in una Parigi inconsueta, dove il ventenne Walter assiste al repentino naufragio delle proprie ambizioni e anche alla prima dirompente apparizione di Alina. Nell’arco di due decenni i protagonisti si incontrano più volte, in un gioco a perdersi per ritrovarsi, mentre i loro percorsi si snodano indipendenti fra il Lago Maggiore e Amsterdam, Roma e Edimburgo, Lisbona e Marrakech, Berlino e un’isola greca. Sempre si lasciano senza fissare appuntamenti, certi di rivedersi ancora. E sempre si rivedranno, pronti a trovare la giusta direzione in cui orientare l’attesa. È il viaggio, non solo fisico, ma anche e soprattutto mentale a legare Alina e Walter, a cementare il loro rapporto.

L’idea di base è quella che ci sia questa sorta di patto tra i due protagonisti, Alina e Walter che negli anni si incontrano e si lasciano più volte, separandosi per poi potersi nuovamente incontrare, lasciando che sia il caso a determinare quando e dove. Se Walter è la voce narrante, il perno è indiscutibilmente Alina, è su di lei che si costruisce il romanzo, su di lei la narrazione prende spessore e indaga l’irrazionale che c’è nei sentimenti.

L’incertezza di non sapere che cosa il futuro possa riservare è il motore della loro relazione. L’impossibilità di sapere che cosa ci sia dietro alla curva che stiamo percorrendo, che cosa spunti all’orizzonte una volta che si siano diradate le nubi che lo nascondono, dopo una notte di pioggia.

Cambiano le prospettive e cambiano le dinamiche di una vita intera nel momento in cui il viaggio diventa il motore dell’attesa dell’incontro successivo. Lasciamo da parte le nostre aspettative, i sogni con cui siamo cresciuti e lasciamo che il tempo e lo spazio ci portino laddove il fato ma anche la certezza del nostro rapporto ci porteranno. Finiamo per agire senza filtri, abbandonado ogni velleità razionale, ogni riserbo. La nostra è una scelta dettata più dal cuore che dalla mente, di conseguenza non possiamo restare freddi e lucidi.

La scrittura di Fusè, lucida, elegante, descrittiva ma mai ridondante, arricchisce il romanzo ampliando il lato strettamente concettuale, dandogli quel tocco da grande classico del secolo scorso, da romanzo corale pur se sostanzialmente limitato a due sole voci. Sono molti i rimandi ad una letteratura di grande spessore, come costruzione e sintassi, come prosa e come tempi. Segno che probabilmente prima di essere scrittore Fusè è un grande ed attento lettore. Ha “studiato” ed è stato in grado di mettere in pratica quanto imparato.

In sostanza si tratta di un romanzo senza tempo, non solo per via della trama che fa del tempo ciò che vuole, ma anche e soprattutto perché rimanda a momenti letterari che possono essere attuali oggi come nei secoli andati.

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