“Il predatore” di anime di Vito Franchini (Giunti)

L’abitazione della coppia, un trilocale di qualità, ostenta un arredamento di prezzo ma pacchiano secondo i canoni della nostra poliziotta. Anche gli abiti e gli accessori sparsi per le stanze sono tutti strafirmati… Insomma marito e moglie, pur non abbienti,  vivevano in gran spolvero. Forse troppo? La faccenda tuttavia a prima occhiata pare semplice. L’uomo della coppia, il marito, avrebbe ucciso la moglie addormentata con un unico colpo alla base del collo e poi si sarebbe ucciso anche lui, sparandosi in bocca con la pistola regolarmente denunciata a suo nome. Ma perché? Depressione?  O forse più probabile gelosia? Il cellulare della donna non si trova…
Ah poi, secondo il medico legale, i due avevano avuto rapporti completi, anche anali, prima della morte.
L’agosto, che comprime forze e agenti a disposizione e vede la maggior parte dei diretti superiori in vacanza, renderà necessario,  per chiudere in fretta il caso,  il diretto coinvolgimento della dottoressa Mondello e quello del suo ottimo vice Gimondi, fumatore inveterato, ai quali viene affibbiato in toto il fardello delle indagini.

Il caso di omicidio-suicidio tra coniugi parrebbe promettere poche sorprese. Ma c’è un ma, poco chiaro  Manca un bossolo della pistola. E neppure tutte le più minuziose successive ricerche riescono a farlo saltare fuori. Oddio  magari la sparizione è legata a un imprevedibile piccolo errore dei primi soccorritori chiamati  sulla scena del crimine, potrebbe essere stato calpestato e portato via infilato nelle suola di una scarpa…  Ma… manca anche il cellulare della donna, la vittima del marito. Non si trova neppure nella palestra in cui si era recata a fare ginnastica prima di cena. Insomma bisogna andare avanti e approfondire, almeno un po’.

I tabulati telefonici dei due coniugi,  anche quello del cellulare scomparso delle donna, rivelano che entrambi hanno avuto contati con lo stesso sconosciuto numero legato a un’utenza cinese.

Utenza, un deragliamento come l’ha definito l’autore in un’intervista, che riconduce a un uomo: il misterioso Nardo Baggio, un operatore Shiatsu, un torinese domiciliato a Roma. Un ambiguo, magnetico e geniale manipolatore. Profondamente colpita e forse incantata  da questa figura, Sabina Mondello scoprirà presto  la reale attività dell’uomo: dare in ogni modo, lecito e non, supporto alle vittime di stalking. Soprattutto donne e soprattutto darlo a tutte quelle che le istituzioni non riescono a tutelare, perché la legge non concede loro i mezzi.

Ma dopo che la Mondello ha chiuso la sua relazione con il PM Roberto Placido, innervosita e addolorata dal fatto che la moglie dell’amante aspetta un bambino, qualcuno comincia  a perseguitarla. Ci sono gli estremi di stalking?  Stalking che Sabina Mondello ritiene di dover attribuire proprio al suo ex:  Placido. Fatto che provocherà una bufera in questura e la costringerà a chiedere aiuto a Nardo Baggio.

Rimossa dal suo incarico ai Parioli  e passata a un diverso  compito, Sabina diventerà ben presto amica di Nardo. Poi amante e complice, arrivando addirittura ad affiancarlo nella sua attività. Entrata infatti a fare parte del suo quotidiano, presto si scoprirà succube del fascino e della forte personalità di quel predatore di anime. Avrà modo di valutare direttamente la diabolica astuzia con cui Nardo Baggio, basandosi su studi antropologici, riesce a controllare le menti e le azioni  delle vittime e dei loro carnefici, con metodi certo non convenzionali ma in grado di garantire quei risultati che gli esponenti dell’ordine, imbrigliati dalle disorganizzazioni del sistema, non potranno mai ottenere.

Ma è giusto affidarsi completamente a questo predatore di anime? Sabina Mondello rappresenta e vuole rappresentare la legge, mentre Nardo la viola,  o forse si vede costretto a violarla regolarmente, in nome della sua giustizia. Sabina si lascia guidare dall’empatia verso chi soffre. Nardo Baggio invece non crede ai sentimenti, all’amore,  giustifica ogni azione in virtù di istinti millenari che ancora ci legano ai comportamenti delle scimmie, degli umanoidi quali eravamo e, secondo lui, ancora, per buona parte siamo. Creature che uccidono per passione o scimmie nude schiave di un determinismo cieco?

Ricco di riferimenti, dagli atti persecutori agli istinti primordiali,  il romanzo fa riflettere e osservare sotto nuovi punti di vista argomenti attuali e molto dibattuti come aspetti che inquadrano la psicologia delle vittime e del proprio carnefice, ma anche una voluttà di plagio del predatore di anime. Chi ha ragione la poliziotta o Nardo Baggio?

Romanzo avvincente. L’autore, il capitano Franchini  – di recente nominato Comandante del compagnia Carabinieri di Fidenza –  ha costruito una trama ben articolata, supportata dalla fantasia ma ohimè  basata su tristi e quotidiane realtà di questo paese, con un finale potenzialmente “aperto”  che  lascia spazio all’immaginazione.

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