“Un po’ meno di niente” di Vanni Sbragia (Fernandel Editore)

Ma presentiamo il protagonista-scrittore (naturalmente uno pseudonimo). Funzionario di banca, buona posizione sociale, sposato e con una figlia, scrittore di noir e thriller dalle cinquemila, diecimila copie se tutto va bene, presente, ma all’angolo, nel grande showbiz dei morti di fame, come egli stesso definisce l’ambiente letterario che frequenta da anni con un presenzialismo da stacanovista.

Vanni Sbragia, pseudonimo di…? (In pochi lo sanno)

Sessuomane, traditore seriale e impenitente, bugiardo cronico, cinico e in continua lotta contro i propri demoni. E quali sono questi demoni? Gli strascichi di una tragedia famigliare per cui va regolarmente da uno psicologo con la moglie? Niente affatto, piuttosto e più banalmente la smania che lo attanaglia di collezionare amanti e copie vendute dei suoi libri, che non sono mai quante vorrebbe. La sua identità è perversamente appesa al numero di donne che gli si buttano ai piedi rinunciando a ogni pretesa sentimentale e senso della dignità e al numero di copie che riesce a piazzare nel fiacco mercato della parola scritta. Perché, come Sbragia sottolinea senza mezzi termini, se l’agenzia GFK certifica che non raggiungi una certa soglia di vendite, non sei proprio nessuno.

Doti spiccate della voce narrante: uomo pronto a cogliere le occasioni, resiliente al rifiuto, fenice in grado di sopravvivere alle proprie intemperanze, traducendole in occasioni di insperato successo.

Ma veniamo alla trama.

Vanni Sbragia si barcamena tra moglie e amanti, scrittore crime che sa di non poter ambire alle vette delle classifiche, quando Vittoria Ravaglia viene uccisa in quel di Torino da ben quindici coltellate. Oltre ad essere una delle sue molteplici amanti era anche la direttrice di una delle più importanti casa editrici italiane. Gli ultimi messaggi a contenuto hot, trovati nel suo cellulare, sono indirizzati proprio a Sbragia. L’ispettore Grappasonno lo incalza. Il dirigente bancario, o scrittore, che dir si voglia, ha però un alibi piuttosto solido. Il problema è che una blogger agguerrita (con all’attivo due pessimi romanzi con neanche 500 copie vendute), una delle tante donne cadute tra le sue braccia, per poi essere gettate via senza tanti complimenti, tra risentimento e voglia di vendetta, ha delle conoscenze nella omicidi e ha saputo della sua convocazione e soprattutto del suo perché. Così, anche per vendicarsi del ben servito ricevuto, oltre che per sfruttare lo scoop, lo ricatta. O le racconterà un po’ di gossip ad alto tasso erotico dell’ambiente giallo-noir oppure farà trapelare la convocazione e il suo motivo: messaggi hot tra lui e la vittima dell’omicidio. Vanni Sbragia sa che non riuscirà ad arginare le pretese della donna ma cede, e le racconta i retroscena scottanti e compromettenti di scrittori famosi ed erotomani che conosce molto bene.

Ma come aveva previsto, la ricerca di uno scoop e di vendetta da parte della blogger non hanno freni.

“La locandina con lo strillo recita a caratteri cubitali: TUTTI SCOPANO CON TUTTI. E sotto, più in piccolo L’amante segreto di Vittoria Ravaglia svela i torbidi intrighi del mondo dell’editoria italiana.”

A questo punto la vita del protagonista si complica parecchio. Nel mondo editoriale tutti iniziano ad evitarlo, una gola profonda e assai scomoda, che sa troppo di tutti, e con sua moglie, dopo una vita di tradimenti e bugie, arriva la tanto temuta e dolorosa separazione. Ora, come lui stesso affermerà, la donna non potrà più far finta di non vedere. Eppure, incredibilmente, qualcosa sembra girare a suo favore… Così, tra eventi letterari, indagini portate avanti in proprio, e tentativi di annegare la tristezza con nuove conquiste, Vanni Sbragia si troverà sulle tracce di un manoscritto, opera di un’aspirante scrittrice di appena vent’anni, rifiutato dall’editrice assassinata. La sua autrice, Lucia Marzano, studentessa in una scuola di scrittura creativa e convinta di essere destinata al grande successo, dopo il rifiuto ha deciso, addirittura, di suicidarsi. La ricerca non dà subito i suoi frutti, e, nel dipanarsi della vicenda, il protagonista continua la sua vita da scrittore, presentatore, giurato e candidato a diversi premi nel mondo editoriale da lui tanto vituperato.

La lettura scorre veloce e alcune pagine sono davvero divertenti. La narrazione è declinata nelle tinte più disincantate e grottesche, quasi ci si trovasse in un circo e tutti cercassero di esserne l’attrazione principale, diventando famelici artisti del colpo basso nella disperata ricerca della visibilità. Con una caustica panoramica Sbragia ci spiega il sistema…

“Teniamo presente che in Italia vengono pubblicati quasi duecento libri al giorno fra editoria vera, editoria a pagamento e autopubblicazione. Oltre l’ottanta per cento di quei libri non arriva a vendere cento copie e il novantasei per cento non ne vende mille. Molti (tutti?) degli autori che rientrano in quella percentuale si atteggiano sui social a scrittori, si inventano tour di presentazioni in giro per l’Italia (portandosi dietro le copie del loro merdoso libro che non avrà mai distribuzione), millantano posizioni di tutto rispetto in classifiche parziali di siti di vendita online (che ti sparano fra i primi dieci se hai venduto una ventina di copie), partecipano a fiere, rassegne, presentazioni di autori veri, entrano nel giro dei premi fasulli inventati di sana pianta da sfigati come loro e per sfigati come loro… Insomma fingono. Di far parte di qualcosa, di essere qualcosa.”

Davvero esilaranti sono le pagine dedicate a uno dei tanti premi poetici taldeitali in cui l’impenitente Vanni Sbragia viene chiamato, in modo incauto a giudicare dai risultati, a fare da presidente di giuria:

“Per quanto il mondo della narrativa di genere sia, a tutti gli effetti, un mondo dello spettacolo dei poveracci, non è l’inferno. C’è qualcosa di peggio, di ancora più infimo, che tocca limiti estremi di cialtroneria e autoreferenzialità. Un mondo dove girano meno soldi, meno copie vendute, meno creatività. È il mondo dei poeti nell’era dei social network.”

Da leggere in orario pomeridiano, io l’ho fatto di notte e ho riso talmente tanto da sentir bussare i vicini per il rumore. Qui, lo Sbragia, darà il massimo di sé!

Il rapporto con le amanti… Vanni Sbragia non ha mai avuto la fortuna di incontrare una donna di carattere, una di quelle che non si scordano, con le tre caratteristiche che la rendono tale, l’intelligenza, la passione e la dignità, perché senza quest’ultima le prime due possono ben poco. Lui divide, con taglio netto, il genere femminile in due categorie: la compagna che fa finta di non vedere e che non rinuncia al suo uomo perché incapace di affrontare la vita da sola, e le poco di buono, che si danno per sporchi calcoli e arrivismo, salvo poi pretendere rapporti più duraturi…

Un desiderio irreprimibile del nostro eroe-antieroe è che dopo il sesso perverso e selvaggio queste donne dalla dignità inesistente, si svaporino, spariscano senza proferire parola. L’unico seno su cui ama adagiarsi  appena fatto sesso è quello della compagna, che lo rassicura e lo fa sentire sereno. Io, molte pagine di questo libro le consiglierei a tante donne che fanno le amanti e cascano in certi meccanismi, convinte che il fedifrago di turno odi davvero la moglie come viene loro raccontato. In questo, Vanni Sbragia è di una sincerità illuminante. Occhio!

Una donna che lo ha capito profondamente è una collega, sessantenne e distinta, con cui l’autore ha avuto un rapporto sessuale sotto la media, mai replicato, che gli spiega come mai non lo abbia più cercato per un bis:

«Tu sei una persona negativa. Ma lo sei tuo malgrado, senza cattiveria consapevole. Di base potresti essere un buono, ma la vita, il mondo, ti spaventano al punto che non riesci a lasciarti andare. Sei schiavo delle regole che ti sei creato, della disperazione che ti consuma. Cerchi di giocare d’anticipo ma in fondo lo sai che questo non ti porterà a nulla. Tu non sarai mai capace di amare».

Riuscirà il nostro antieroe a trovare un attimo di pace, a rimettere in sesto la sua vita sgangherata, a trovare il vero assassino e a fargliela pagare? Riuscirà a scalare finalmente le vette delle classifiche di questo showbiz da morti di fame?

Lo scoprirete leggendo questo libro che è scritto benissimo, che scorre pagina dopo pagina in modo vertiginoso, che si fa bere in poche ore e che lascia nello stomaco un senso di repulsione, ma anche di piacere inconfessabile. Perché nessuno è immune dall’attrazione verso il pettegolezzo, chi non ne fa, anche solo saltuariamente? E come diceva Jim Morrison:

“Se le persone che parlano male di me sapessero quello che dico io di loro, parlerebbero peggio.”

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