“La pazienza del diavolo” di Roberto Cimpanelli (Marsilio)

Protagonista principale tra i tre è Ermanno, l’ex poliziotto, in perenne lotta con i Demoni che puntualmente ogni notte prendono vita e non mancano di manifestare la loro presenza. “La Grande Depressione: non quella americana del ’29, ma la voragine nera che l’ha inghiottito subito dopo la tragedia della basilica dell’Angelo di Dio, inducendolo a troncare di netto la sua carriera nel corpo di polizia.” Scisso tra la serenità del giorno immerso in libreria e l’agonia delle notti, Ermanno vede cadere le proprie certezze nel momento in cui deve tornare a riaprire le sue ferite, quelle con cui credeva di aver raggiunto un patteggiamento. L’oscurità delle vicende che lo risucchiano determina lo sgretolamento delle certezze così faticosamente edificate negli anni. E tornando al titolo appare chiaro come “la pazienza del Diavolo” sia quella di chi non ha fretta di consumare la propria vendetta e attende il momento proprizio per porre “rimedio” alle “ingiustizie”. È quindi il Diavolo a garantire quella giustizia che gli uomini non sono riusciti a garantire.

C’è una forte componente clericale che pervade la storia ridefinendo il contorno in cui si muovono i personaggi, gettando ombre sulla sacralità ecclesiastica e sulla sua (presunta) purezza. È soprattutto il rapporto con il Male, quello con la M maiuscola, quello per intendersi che prende spunto dalle Sacre Scritture ad essere sollecitato ogni qual volta i tre entrano in contatto con la Basilica di padre Radan. Non ci sono margini ben definiti tra ciò che il Male rappresenta e come decide di manifestarsi da un lato e come lo percepiamo. Perchè in fondo non c’è una netta demarcazione tra il Bene e il Male. Ognuno di noi può a proprio giudizio dare una propra interpretazione e decidere da che parte stare, finendo spesso per restare a cavallo di entrambi. “Perchè il Male, fondamentalmente è impossibile da sconfiggere. Puoi solo pensare di avercela fatta. Ma è soltanto un’illusione, cambia forma, riprende forza e si ripresenta più forte e più dilaniante di prima.”

Cimpanelli non risparmia critiche al mondo contemporaneo descrivendo “vite buie di miseria e ignoranza, incubatrici di violenza e degrado” in cui sono i giovani soprattutto a recitare la parte peggiore. “Osserva le tante ragazze, perlopiù molto giovani, che s’accompagnano a coetanei palestrati, sopracciglia depilate, capelli alla calciatore burino, tatuaggi idem; anche loro volgari, abbrutite dalla mancanza di lavoro e prospettive; ragazze che in quelle notti di alcol, pasticche, sesso svelto e inutile, affogano lo scoramento di un futuro inesistente e si rifugiano nel branco, che ha dinamiche psicologiche e gerarchie ben precise: il capo e i sottocapi – in genere i più duri e bellocci – sembrano avere diritto di vita e di morte su quelle creature indifese, che se si azzarderanno a lasciare o tradire il proprio uomo-padrone ne subiranno la violenza cieca, a volte fino a morirne.”

Nemmeno la capitale ne esce indenne. Non c’è spazio per il degrado urbano di una città ormai destinata ad un presente troppo lontano dalla sua storia millenaria. «Roma. Che è diventata? Guardali: adesso li gonfieranno di cibo mediocre e vino pessimo in qualche buchetto a poco prezzo.» Aldo scuote la testa. «Mi piange il cuore nel vedere questi posti bellissimi trasformati in un gigantesco, puzzolente fast food.» «È la condanna delle città d’arte» fa Ermanno alzando le spalle, «solo che a Roma, dell’invasione barbarica, rimangono solo i danni, perché l’ottanta, se non il novanta per cento dei proprietari di bar, ristoranti, locali vari e bed & breakfast non emette fattura, quindi le casse del comune non vedono un euro: tutto in nero; Roma è in nero, l’Italia è in nero.»

In chiusura un inciso obbligatorio. Da produttore cinematografico qual è Cimpanelli non ha fatto mistero di aver infoltito il testo di citazioni più o meno nascoste ai grandi classici cinematografici (ma anche letterari, basta vedere la storia personale di Ermanno per rendersene conto) che non farete fatica a trovare disseminati tra le pagine del romanzo.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...