“La donna del faro” di Ragnar Jònasson (Marsilio)

Ne sono  passati 23 da quando ha abitato in quella casa isolata dal  resto del mondo dove  ancora vive il ricco Reynir Akason  coi due anziani custodi tuttofare, i fratelli Òskar e Þòra, e Arnòr il bel ragazzo che abita l’unica fattoria dei paraggi. Le stesse persone di allora, quando tutto è cominciato e quando lei fu costretta ad andarsene.  

Mentre si avvicina alla casa  ha la sensazione di essere seguita, eppure se si guarda intorno non c’è nessuno e le uniche impronte  sulla neve sono le sue. Un peso le opprime il petto, ma ormai è lì e non può più tornare indietro.

Perché è tornata? Pensa di regolare dei vecchi conti  in sospeso? Suo padre non approverebbe.

Quando ha conosciuto Reynir,  aveva solo 7 anni e lui 20.

Alla villa la accolgono  Òskar e Þòra. Adesso  è Reynir l’unico erede e i due  anziani custodi hanno dovuto cedere il loro appartamento per ritirarsi nel seminterrato. Seguono la casa come sempre: lui si occupa del faro, lei cucina e fa le pulizie.

Ad Àsta viene assegnata la stessa stanza  di allora, che rievoca ancora pessimi ricordi. Non la vorrebbe, ma non si azzarda a protestare. Dentro tutto è rimasto tale e quale. Fuori si sente solo il fragore delle onde e  ha un brutto presentimento. Uscire a guardare il mare poi, le dà la sensazione di sfidare il destino.

Intanto Reynir ha comprato un enorme albero di Natale e tutto sembra andare per il meglio, ma il giorno dopo il  cadavere  di Àsta viene ritrovato  ai piedi della scogliera.

Disgrazia o suicidio? Qualcuno l’ha spinta di sotto?

Toccherà al detective Ari Þòr aiutare l’ex capo Tòmas a far luce sul caso. Il presunto suicidio di Àsta non lo convince. E tra i testimoni qualcuno custodisce un segreto.

Àsta è  morta nello stesso punto dove tanti anni prima sono morte anche la madre e la sorellina in circostanze mai chiarite. Diceva d’aver visto precipitare la bambina con  le braccia tese verso il precipizio.

Può davvero una bambina decidere di suicidarsi gettandosi da una scogliera?

E Àsta per quale motivo  avrebbe dovuto imitarla?

Nell’impeccabile  traduzione di Silvia Cosimini, ecco un bel giallo vecchia maniera incentrato su soli cinque personaggi nel rude paesaggio innevato islandese.

Paola Rambaldi

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Una risposta a “La donna del faro” di Ragnar Jònasson (Marsilio)

  1. patriziadebicke@yahoo.it ha detto:

    bello

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