“Ma il bel Danubio blu” di Maria Teresa Angelini e Eleonora Papp (Giraldi)

Recensione di Raffaella Tamba

Dal vissuto di una delle autrici, Maria Teresa Angelini, che ha sposato un ungherese, con il contributo della figlia, Eleonora Papp, insegnante di latino, greco, italiano e storia in un liceo classico di Bologna, è scaturito un romanzo di disamina sociale nuovo, garbato e commovente.

Il protagonista, narratore interno, Dino, un giovane di umili origini, della provincia bolognese, si presenta nelle prime pagine con quello che sarà il tono di tutto il romanzo: placido, monocorde, fondamentalmente remissivo. Descrive la madre, Venusta, come la sua serva, non con cattiveria, solo con lieve amarezza: “Avrebbe dovuto essere la mia fidata cameriera. Nessun ruolo di maggior spessore per la Venusta: era una serva nata. Premurosa, previdente, assolutamente silenziosa, grande lavoratrice senza alcuna esigenza di salario. La serva che ognuno desidera, ma assolutamente anaffettiva” (saprà rivalutare completamente questa figura nel corso della storia e degli eventi). Pure i suoi “bellissimi occhi verdi” le avevano procurato un amore segreto e fugace che, perdendo la vita in guerra, le aveva lasciato un figlio senza avere il tempo di riconoscerlo. Sarà il nonno paterno, Calogero Sauro, a farlo; lo adotta per dargli un cognome ed una copertura sociale, peraltro non sufficiente ad evitare commenti e pettegolezzi scatenati, oltre che dalla sua storia che di per sé basterebbe a renderlo diverso dagli altri, anche dal suo carattere particolarmente ingenuo: “Io ero cresciuto così, quasi sotto naftalina. Non mi si avvicinava nessuno, non mi parlava nessuno. Anche a scuola nessuno si voleva sedere accanto a me. Se interrogati, i bambini facevano riferimento al matto, ma in realtà non sapevano neppure loro il perché dell’isolamento. Come ho detto prima, ero sotto naftalina. A tal punto che non avevo preso neppure le malattie infantili”. Pur con un buon rendimento scolastico ed un diploma da ragioniere, Dino è completamente incapace di prendere iniziative e farsi largo in società. Basta un nulla a scoraggiarlo. Così, ha finito per accettare l’unico lavoro che, con la raccomandazione della madre, bidella comunale, gli era stato offerto, quello di bidello: “Almeno era una sicurezza. Un tran-tran quotidiano noioso, ma stabile”.

Ma il bel Danubio blu - Maria Teresa Angelini, Eleonora Papp - Libro -  Mondadori Store

Spesso, come quando lo aveva adottato, è il nonno Calogero ad agire per lui. Come farà in quella famosa estate che sconvolgerà completamente la vita di Dino, rendendolo adulto.

Quell’estate, come capitava spesso – e capita ancora – nel gruppo di amici qualcuno aveva avanzato la proposta di andare in Ungheria, anziché sulla solita spiaggia della Riviera Adriatica, perché là sembrava che per gli italiani ci fossero ben più ampie ed appaganti prospettive di avventure amorose. Ai ragazzi di vent’anni, già patentati, basta poco per prendere una decisione che abbia il sapore della libertà, tanto che si forma immediatamente un quartetto dal quale Dino resta inevitabilmente escluso. Ma un intervento dietro le quinte del nonno Calogero indispone uno dei ragazzi, lasciando così un posto per lui. E la comitiva parte.

Ma Dino…è Dino, un “dinosauro”, come si sente soprannominare sempre tanto da darsi lui stesso a volte questo epiteto, quando si rende conto della propria dabbenaggine e non fa in tempo ad arrivare in Ungheria che crolla svenuto con febbre altissima e dolori acuti alla gola: orecchioni. Ha modo così, se non di visitare il paese, di sperimentare l’indole accogliente e generosa di quella gente. Viene ospitato prima da una coppia di ‘separati in casa’, Roni e Gyula, poi dai dei Venetianer, mista italiana e ungherese. Zia Noemi e zia Milena (il termine zia è utilizzato familiarmente, per dare del lei con un tocco di affetto e confidenza) hanno vissuto a lungo in Italia e sanno anche loro l’italiano. Dino è meravigliato di un legame fra i due popoli che non avrebbe mai immaginato: non solo per quanti ungheresi conoscano l’italiano, abbiano studiato o si preparino a studiare in Italia, ma anche per la perfetta conoscenza delle caratteristiche dei suoi connazionali.

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