Miserere di Marina Marazza (Solferino)

Recensione di Patrizia Debicke

Siamo a Milano, nel 1630 e la peste, nonostante o soprattutto la processione voluta dal nipote cardinal Federico – che nell’intento religioso, solo bagnato di empia superstizione, porta in giro per la città il cadavere scarnito appena celato dalle ricche vesti di Carlo Borromeo – , sta falcidiando la popolazione senza pietà. Uccide senza riguardo nobili e popolani. Nessuno è salvo. La caccia all’untore scatena folli e inutili stragi. Solo chi è stato contagiato ed è miracolosamente sopravvissuto può ritenersi immune. Questo scenario semi infernale sarà l’ideale palcoscenico della storia che vede come protagonista Alma Francesca, nata da una relazione segreta tra Marianna de Leyva, famosa monaca di Monza con il nome di suor Virginia (dal Manzoni ribattezzata Geltrude) , e Giovan Paolo Osio, signore di Usmate.

Marianna de Leyva, figlia di don Martino conte feudatario di Monza, spagnolo di puro sangue blu che venne ridorato dal cospicuo patrimonio coniugale, era nata a Milano, a Palazzo Marino. Sua madre Virginia Marino, figlia del munifico banchiere Tommaso, era la vedova del conte Ercole Pio di Savoia, signore di Sassuolo, da cui ebbe un solo figlio maschio, Marco III Pio (che sposò Clelia Farnese). Alla sua prematura morte, Virginia lasciò subito Sassuolo, affidando il figlioletto alla cure della nonna paterna Lucrezia Roverella, e si unì in seconde nozze con lo spagnolo Martino de Leyva, ma morì di peste un anno dopo aver dato alla luce Marianna, lasciando lei e Marco Pio eredi del suo cospicuo patrimonio. Marianna, nata nel dicembre del 1575, non ebbe vita facile. Fu cresciuta da una zia religiosissima mentre suo padre si risposava con una spagnola che gli dette dei figli maschi. Marianna era l’erede di sua madre, per mettere le mani sul suo patrimonio non restava che monacarla. A tredici anni fu costretta dal padre a entrare come novizia nell’Ordine di San Benedetto dove a sedici anni pronunciò i voti come suor Virginia Maria, dal nome della defunta madre. Il suo destino è segnato. Intrappolata nel convento di clausura di Monza, conoscerà il suo bel “vicino di casa” Giovan Paolo Osio. Tra i due divampò la fiamma della passione. Passione che durerà anni nei quali, per coprire la loro storia, i due amanti si renderanno colpevoli di una serie di omicidi. Scoperti, verranno accusati e condannati: lei dopo un’orrenda tortura che le strazierà le dita della mani, sarà murata viva a Milano, nel rifugio delle convertite di santa Valeria, dove trascorrerà quasi quattordici anni in una cella più simile a una tomba, lui, prima in fuga poi tornato a Milano per perorare la loro causa, tradito e massacrato dall’amico Taverna, e la sua testa portata in omaggio al governatore. Ma cosa ne è stato di Alma, figlia loro, affidata all’anziana madre di Giovan Paolo Osio e alle balie? Come è stata segnata la sua vita dal retaggio dello scandalo legato ai suoi genitori? Gli storici perdono le tracce di Alma dopo la fine del processo a Marianna/Virginia e a Giovan Paolo, quando lei è piccolissima.

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