“Come una guerra” di Nicolas Mathieu (Marsilio Farfalle)

Sul comodino della Rambaldi

Nicolas Mathieu – Nancy – Dopo aver studiato storia e cinema si è trasferito a Parigi dove ha svolto i mestieri più disparati, quasi tutti mai retribuiti. Il suo secondo romanzo E i figli dopo di loro (Marsilio 2019) è stato tradotto in più di 20 paesi. la sua opera d’esordio Come una guerra  ha ispirato una nota serie TV.

 “Merda, pensò Martel prima di aprire la portiera. Il giaccone si inzuppò nell’istante stesso in cui scendeva dall’auto, e ben presto anche i jeans e i piedi. L’acqua gli scorreva in abbondanza sulla faccia. Lui faceva il possibile per tenere coperto il cellulare.

“Soddisfatti?”

“Va bene. E quanto sei alto?” chiese la voce.

“Che significano queste stronzate?” E poiché l’altro taceva, glielo disse: “Uno e novantacinque.”

“Mica male. Sembri in forma.” Una Golf bianca sbandò e lo schizzò dalla testa ai piedi.

“Mi servono i soldi.”

“Sì sì, l’abbiamo capito. E abbiamo qualcosa per te. Anzi, caschi a fagiolo, non sempre si trova gente come te da queste parti.”.

Come una guerra è un noir sulla crisi economica, che racconta di disperati e disperazione. Una storia mai così attuale come in questi giorni dove l’incertezza la fa da padrona.

Nella Francia dei Vosgi, Martel è un sindacalista dal passato difficile. È  stato un pessimo figlio perennemente a corto di soldi. Li ha sempre spesi senza riflettere. Da piccolo il padre lo prendeva a sberle perché spendeva in modo sconsiderato. Qualsiasi fosse la cifra se la sputtanava nel giro di poche ore senza rifletterci. I genitori speravano che aggiustasse il tiro guadagnandoli col sudore della  fronte, ma le cose non cambiarono mai, anzi. Martel ha  le mani bucate.

La madre l’ha avuto tardi e ogni volta che faceva  il cretino lo difendeva dal padre manesco nascondendone le  mancanze.  E questo Martel non l’ha dimenticato. Quando lei si ammala di Alzheimer l’accudisce personalmente fin che può, prima di  ricoverarla in una clinica  costosa, creando velocemente una voragine nel suo conto corrente.

Martel è pieno di tatuaggi e di bell’aspetto e con le ragazze ha vita facile. Le  vizia. Sa essere dolce e complimentoso. A volte  anche crudele. E quando la fabbrica entra in crisi, il suo amico Bruce,  cocainomane, ex body builder  che non ha mai smesso di prendere steroidi,  gli trova un lavoro da buttafuori  ai concerti.  Ma  nemmeno quei  soldi  bastano a sanare i  debiti.  

Entrambi disperati e senza più niente da perdere, escogitano di  rapire una giovane prostituta per  rivenderla alla malavita. Sono due superficiali  convinti che  bastino una Colt 45 e un rifugio in campagna per svoltare, e non sanno ancora che  così facendo si metteranno contro  un pericoloso clan malavitoso della zona.  

Rita è un’ispettrice del lavoro, non bella ma affascinante, che si batte fino in fondo per i diritti dei lavoratori.  Ha avuto una relazione di cinque anni con Laurent con cui voleva fare un figlio.  Quando  lo lascia svanisce l’idea di avere dei figli.

Rita è l’unico personaggio positivo di questa storia ed è destinata a incontrare Martel. Il che non sarà per forza un bene.

Da lì in poi niente filerà liscio e le  cose prenderanno una brutta piega…

Dopo il successo del romanzo E i figli dopo di loro, con cui Nicolas Mathieu ha vinto il prestigioso Premio Goncourt, Marsilio pubblica la sua opera prima tradotta dalla brava Margherita Botto. Un romanzo ruvido e mai banale, spesso spiazzante,  con situazioni crude e realistiche che ti tengono sulla corda  fino alla fine per sapere dove andrà a parare la storia.

Un autore interessante da tener d’occhio. La collana Marsilio Farfalle colleziona sempre belle sorprese.

Paola Rambaldi

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