Feel good di Thomas Gunzig (Marcos Y Marcos)

Recensione di Patrizia Debicke

Dopo il  grande successo di “La vie sauvage”, “Feel good”, il nuovo romanzo dello scrittore belga ancora una volta centra il bersaglio per la sua vivacissima visione-lettura di un certa attualità sociale , tra realismo e satira contemporanea. Alice, madre single, la quarantina passata, con il conto in banca pericolosamente vicino al rosso e un ragazzino, Achille, da crescere si sente con l’acqua alla gola. Per più di vent’anni ha lavorato come commessa  in un negozio di scarpe, un tempo di gran successo in un qualunque  paesino francese.  Negozio messo fuori gioco dai punti vendita sponsorizzati dalle grandi marche e dai centri commerciali e costretto mestamente a chiudere. La povera Alice, ormai disoccupata da tempo è arrivata al giro di boa di essere privata dall’indennità di disoccupazione se non accetta ogni possibile lavoro vedi: donna delle pulizie fuori orario , cassiera notturna, lavoratrice di call center ecc. ecc.  Insomma sta  provando ogni e qualunque mezzo per rimediare quattro soldi. Tutto per permettere a suo figlio Achille di mangiare ogni giorno frutta e verdura e ricevere un’istruzione decente. Achille, un bravo ragazzino educato e ottimo alunno, è il  frutto di una della notti passate con un certo Nathan, un fotografo di scarso successo,  che Alice sperava potesse diventare l’uomo della sua vita e invece se l’è data a gambe  quando gli aveva detto di essere incinta. E tuttavia, nonostante gli sforzi,  il suo abisso finanziario aumenta ogni giorno di più. Nel tentativo di sopravvivere, la povera Alice, pronta a tutto, decide che l’unica strada possibile per raggranellare una somma sufficiente a respirare, cinquantamila euro, sia rapire un bambino.  E la sua scelta, aureolata di candida, ingenuità sarà di rapire un ricco bambino  davanti all’asilo frequentato solo da gente ricca  per chiedere un riscatto. Sfortunatamente le cose non vanno come previsto e Alice si ritroverà con un bambino, anzi una deliziosa bambina ma, o almeno pare, che nessuno ha perso e peggio nessuno sta cercando. Non basta, perché averla significa per lei un notevole aggravio delle spese e il completo disastro per le sue risicate finanze. Ma  proprio quell’anomalo e sbagliato rapimento provocherà l’incontro di Alice con Tom, uno scrittore di mediocre successo.  Tom, coinvolto suo malgrado nella situazione, ha tuttavia un’idea: tirare fuori un romanzo della storia di Alice e poi dividere i profitti.  Ma Alice, poco convinta di quella soluzione, gli fa un’intelligente controproposta: con il suo aiuto proverà a scrivere un qualcosa alla moda secondo gli attuali canoni per avere successo. Insomma  un qualcosa che sia  destinato a diventare  un best seller e a vendere  centinaia di migliaia di copie per poter finalmente uscire dalla miseria. E riuscirà a concepire “Feel Good”, un romanzo perfetto,  dotato di  tutti gli ingredienti necessari per sfondare, con pathos avventura e pieno di intriganti messaggi che trasudano felicità e buoni sentimenti.                                                                      

In “Feel Good”  scritto da Gunzig ci sono due personaggi e due argomenti. Cominciamo dal primo; Alice e il denaro o meglio la mancanza del denaro e soprattutto  l’angoscia provocata dalla  mancanza di denaro, quando non se ne ha abbastanza per vivere, neppure modestamente e cosa si può arrivare a fare quando se ne ha davvero bisogno. Come la mettiamo  con la moralità quando si ha un disperato bisogno di soldi ?  Per poi  passare a Tom e al secondo argomento. Tom è  uno scrittore. Diciamo uno scrittore non male ma… che vende pochi libri e dunque non abbastanza per viverci. Uno scrittore costretto a fare quello che fanno migliaia di scrittori in tutto il mondo: girare per le librerie,  andare per fiere del libro di provincia, accettare tutti gli inviti, barcamenarsi  a tutti i costi con la sua penna ma che, a una certa età, si accorge che non è solo questione di soldi, ma forse anche di vero talento. Il trucco di Gunzig è stato far   incontrare in qualche modo i suoi due personaggi e decidere di far realizzare loro un libro, o meglio un best seller in grado di funzionare davvero e farli diventare  ricchi.                                          

Alternando esilaranti passaggi sui vari fenomeni letterari del momento e una lucida visione dei suoi tempi, Gunzig riesce, con molta intelligenza, a incrociare il suo romanzo (stesso titolo) con quello concepito dalla sua eroina  e, divertendosi con la letteratura, a costruire con brio, sentimento, critica sociale e feroce ironia un crudo ritratto di quello che è oggi il mondo editoriale. Una trama in cui nero e fatalismo vanno di pari passo con le difficoltà della vita ma senza mai rinunciare alla speranza. Insomma un romanzo che fa bene. O meglio una storia  che fa bene. Una bomba pronta a esplodere di satira bruciante sulla società contemporanea e delle mode letterarie. Il racconto di una rinascita e anche un beffardo “maramao”al mondo letterario.

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