“Il caso Mariuz” di Emilio Martini (Corbaccio)

Il caso Mariuz — Corbaccio

Sul comodino della Rambaldi

Dietro lo pseudonimo di Emilio Martini si nascondono le sorelle scrittrici Elena e Michela Martignoni. Insieme hanno pubblicato i romanzi storici: Requiem per il giovane Borgia, Vortice d’inganni, Autunno rosso porpora e Il duca che non poteva amare,  i gialli con protagonista il commissario Berté: La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Doppio delitto al Grand’Hotel Miramare, Il mistero della Gazza ladra, Invito a Capri con delitto, Il ritorno del Marinero, Ciak: si uccide e Il paese mormora, oltre alle raccolte: I racconti neri del commissario Berté e Talent Show.

“Pensare quell’uomo nelle vesti di feroce picchiatore capace di ridurre in fin di vita il Costa, alto il doppio di lui, andava oltre l’immaginazione. Avrebbe potuto però essere il mandante: bastava trovare il motivo. Già, ma quale?

“Vuole sapere dov’ero io quando è scomparso?” si accalorò l’ometto. “Al lavoro, in un appartamento a Rapallo: era saltato il contatore per un corto. Erano stati i topolini a mangiare i cavi…”

I topolini! Berté non poté fare a meno di sorridere. Magari delle pantegane… ma nel linguaggio del Serra topolino era il termine più adatto.” 

È un brusco ritorno dalle vacanze quello del Commissario Bertè. Un cronista di nera  è appena stato trovato in fin di vita sulle colline di Lungariva.

Nella stanzetta d’ospedale Gigi Berté fissa Renzo Costa, con la testa fasciata e la faccia tumefatta, attaccato agli apparecchi elettromedicali.  Non si è ancora svegliato e la prognosi è riservata. È stato pestato a sangue da ignoti e rinvenuto privo di conoscenza dal  cane  di un contadino.  Se quel cane non l’avesse trovato sarebbe stato spacciato. Nell’aggressione gli hanno sottratto: portafogli, chiavi e documenti e la sua Dacia è stata ritrovata vicino alla stazione. Perché lasciarla così lontana da casa?

Si ipotizza che lo abbiano picchiato altrove per poi  mollarlo con la testa fracassata in piena campagna. Costa è un cronista privo di scrupoli,  abituato a spararle grosse, che si diverte a immortalare gente in posizioni imbarazzanti, come la volta che ha fotografato Bertè mentre prendeva il caffè nel bar di un albergo con una collega. Marzia c’era rimasta male e i malpensanti ci avevano a lungo ricamato sopra.

Da qui si può  immaginare la simpatia che nutre per Costa. Da quando si conoscono si sono spesso mandati affanculo.

Negli ultimi tempi il cronista vendeva  servizi  a diverse testate.  Aveva  per le mani un caso scottante? Aveva pestato i piedi a qualcuno?  Chi poteva averlo massacrato a quel modo? Ormai si credono tutti poliziotti e si convincono di saperci fare coi malavitosi.

Berté  indaga tra i colleghi di lavoro senza tralasciare la famiglia, fra cui Pierino Serra, un cognato dalle frequentazioni pericolose.

Come non bastasse riceve anche 3 lettere anonime che mettono in dubbio l’incidente automobilistico che 20 anni fa uccise i suoi genitori ed  è costretto  a rivangare un doloroso passato che sperava  essersi lasciato alle spalle.  Lucia Mariuz, una donna uscita dal nulla, sostiene che non si trattò di un incidente. Solo nella  casa gialla  l’amorevole vicinanza di Marzia  gli è di  conforto. Berté e Marzia dormono con un cane e due gatti. Cinque pesi massimi per un totale di 300 kg sul letto. 300 kg di  affetto.

Anche il decimo romanzo sulle indagini di Gigi Bertè  inizia con una pagina di  presentazione dei personaggi che mette subito a suo agio il lettore, e finisce con un colpevole, anche se su due  misteri ne risolverà solo uno. L’altro verrà lasciato  in sospeso per il prossimo romanzo com’è d’uso ormai tra molti autori.

La sensibilità delle sorelle Martignoni nel tempo ha trovato i suoi affezionati lettori. Anch’io ormai leggendo mi sento a casa e  immagino Berté e Marzia, al rientro dalla Questura e dalla Pensione Aurora, con due gatti, un cane e la  coscienza che lui chiama La bastarda, che gli dormono addosso nel lettone.

Paola Rambaldi

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