“Un uomo a pezzi” di Francesco Muzzopappa (Fazi Editore)

Recensione di Raffaella Tamba

C’è ancora chi riesce a costruire romanzi e racconti improntati ad un umorismo sano, intelligente, consolatorio. Francesco Muzzopappa, brillante coywriter e pluripremiato scrittore , è uno di questi. Con questa libro offre, in quest’anno di particolare sconcerto collettivo, una raccolta di suoi racconti, alcuni inediti, altri già apparsi in riviste o antologie, sul fil rouge della sua storia personale: è il realismo del proprio vissuto, tecnica frequente nella letteratura umoristica, a fornirgli l’intreccio. Muzzopappa si presenta ai suoi lettori con episodi che gli hanno lasciato ricordi importanti, ovviamente rivisitati in forma narrativa e prettamente comica. E alla fine del libro, si ha la forte e piacevole sensazione di conoscerlo approfonditamente, come se si avesse fatto una lunga chiacchierata con lui. 

Al centro un ragazzo nato e cresciuto in Puglia, in una famiglia calda e premurosa, nutrito a tradizioni locali (come l’impareggiabie sugo di pomodoro protagonista del racconto “La salsa, in casa, in Puglia, d’estate”) che dopo la laurea si trasferisce a Milano, dimensione del tutto antitetica. Le occasioni di humour sono infinite: come spalla, vicini di casa, ortopedici e fisioterapisti, barbieri, personal trainer e lei, l’impareggiabile compagna, Carmen, alla quale è dedicata la raccolta e l’ultimo, splendido, racconto, una ballata di amore e ammirazione.

L’autore-narratore interno si contrappone alla spalla, caricaturizzandola conformemente alle classiche tecniche della narrativa umoristica, e fornendo così uno spunto di esame di sè, di riflessione su quanto anche in noi si possa ritrovare di quegli aspetti resi comici ma, in fondo, decisamente seri e importanti. Così, Il racconto “L’idraulico maschilista” mette a confronto l’individuo rappresentato con la penna dell’ironia al narratore che incarna una visione più matura, di eguaglianza e rispetto per la donna. 

Ma anche situazioni o tendenze sono al centro della sua trattazione ironica, come televendite, soap opere, tradizioni familiari, concorsi a premi, miti infantili e cliché. Situazioni nelle quali il singolo è coinvolto in modo inconsapevole o involontario e subisce oltre agli effetti oppressivi della situazione, anche un senso di imbarazzo a posteriori, quando realizza di essersi trovato o trovarsi ancora in una situazione grottesca, ridicola, imbarazzante. La lente dell’ironia è quella che gli permette di superare il disagio, prendendone emotivamente le distanze. Si legge quindi un ben evidente susseguirsi di step psicologici: dall’inconsapevolezza, alla vergogna, al superamento di entrambe con una visione matura, distaccata e liberatoria. Ne “Il gobbo di Notredame”, l’uomo di oggi può guardare il bambino che è stato quando si è trovato a dover portare un busto per una malformazione che allora non comprendeva, lo affaticava e lo metteva in condizione di sentirsi diverso dagli altri. Può guardarlo con la leggerezza di chi ha imparato come interessi economici a volte prevalgano sul buon senso, quando non addirittura sulla buona fede.

Dentro le sue paradossali enfatizzazioni ritroviamo tutti qualcosa di vissuto in prima persona. Dalla tipetta di “Coda all’italiana”, indomita iniziatrice della coda a ventaglio in cui, parafrasando una nota parabola, gli ultimi sono sempre i primi, ai ricorrenti tentativi di propinare lozioni, balsami, shampoo miracolosi dei grandi saloni di parrucchieri di città, dove il momento del lavaggio è il tavolo di contrattazione in “Un taglio alla moda”, fino ai più disparati messaggi spam che intasano le nostre caselle di posta o allo stalking telematico che in “Vino per forza” Muzzopappa trasforma in un teatro del paradossale.

Ma senza dubbio sono i confronti casalinghi con Carmen ad offrire irresistibili motivi di immedesimazione da parte di molte coppie di oggi, come nel primo racconto, “La libreria pende”, sulla passione di lei per mercatini dell’usato nei quali si guardava intorno cercando di trovare oggetti di cui avesse urgente bisogno: una vanga, una bomboniera, dei fogli di polistorolo, fino ad acquistare una libreria atipica che comunque si può aggiustare. Alla timorosa domanda di lui su che cosa intenda per atipica, risponde candidamente che è solo un po’ storta. Ma quella libreria era un po’ storta come l’ISIS è un po’ cattivo. Bastava caricarla di un paio di libri e si piegava in avanti facendo un inchino giapponese.

In due racconti incentrati sulla passione di lei per la sana alimentazione, “I Trip di Carmen”, “Carmen sfida la scienza”, Muzzopappa è assolutamente irresistibile, regalandoci immagini indelebili di vita di coppia, come quella di lui, perplesso di fronte al frigo con funzione eco, nel senso che se ci urli dentro senti l’eco e di lei che non compra mai nulla che non sia bio, integrale, decorticato e incontaminato. Se poi esludiamo pure gli alimenti vietati dai vari dottori che compaiono in televisione e dai servizi di Report, restano grosso modo le ghiande. Ma è la stessa Carmen dell’ultimo toccante racconto, “Biancaneve”, una dichiarazione d’amore per la compagna della vita di cui conosce pregi e difetti, amando entrambi: Lei è vistosamente buona e pregno di questa consapevolezza confeziona per lei quella dolce metafora di Biancaneve circondata dagli uccellini svolazzanti e cinguettanti con cui la descrive nella sua ridente resa agli ambulanti che, nel ristorantino nel quale mangia in pausa pranzo (dove ha sicuramente chiesto francesini lievitati naturalmente grazie al fiato caldo di un bue allevato a biada bio), la circondano sapendo che è sempre pronta a donare. Il racconto finale è un piccolo capolavoro nel quale il sorriso nasce dalla tenerezza.

Il suo umorismo è completo, assoluto: permea ogni frase, dall’inizio alla fine del racconto, trascinando il lettore in uno spettacolo esilarante ma volendo anche, sotto sotto, quasi impercettibilmente, comunicare qualcosa di serio. Il talento di Muzzopappa è proprio quello di lasciare, dopo ogni racconto, non solo una sana purificazione dalle scorie di una giornata nella quale nel migliore dei casi ci si è almeno una volta arrabbiati, ma anche la sottile e appagante sensazione che certe cose siano condivise e, ancor più, che su certe situazioni si possa ridere per poterle interiorizzare meglio

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Una risposta a “Un uomo a pezzi” di Francesco Muzzopappa (Fazi Editore)

  1. brufoliblog ha detto:

    Raffaella, grazie. Recensione puntualissima. Non è comune riuscire a leggere l’umorismo con così tanta attenzione. Per questo, grazie davvero.

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