“Sarah – La ragazza di Avetrana”, di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni (Fandango)

Chiunque ha dei segreti.

La differenza era solo nella capacità di nasconderli.

Dieci anni dopo il delitto di Avetrana, la scrittrice Flavia Piccinni e il giornalista Carmine Gazzanni ripercorrono questa storia che ha lacerato in due il nostro paese, con il libro “Sarah – La ragazza di Avetrana” (Fandango), tornano sul luogo del delitto e cercano – attenendosi sempre in maniera fedele e oggettiva agli atti processuali – di far luce sugli aspetti più oscuri della vicenda.

In uno stile asciutto e tagliente, gli autori partono da lontano, raccontando le vicende familiari dei Misseri e degli Scazzi che, dopo vicissitudini alterne in Germania, si ritrovano vicini di casa ad Avetrana. Una grande impronta narrativa è data ai personaggi, che vengono disvelati poco alla volta, soprattutto quelli-chiave come Michele Misseri, del quale sono ripercorsi alcuni momenti fondanti della sua infanzia:

“Cerca rifugio dalla madre, ma il padre lo acciuffa, chi conosce la famiglia dice che gli abusi siano all’ordine del giorno, e che il soprannome di Michele in paese sia diventato femminodda, perché viene abusato e abusato e abusato”.

Famiglie che crescono in un contesto di povertà e ignoranza in un paese che, in epoche passate, aveva goduto di una discreta prosperità.

La piccola Sarah cresce in un contesto familiare assente, perché il padre e il fratello sono a Milano per lavoro e la madre Concetta “ferve per Geova, elabora con la figlia una simbiosi altalenante; intanto frequenta la sala del Regno nella vicina Manduria, si muove di casa in casa in nelle strade di Avetrana per fare proseliti”, la lascia spesso sola; diventa quasi naturale, allora, per Sarah, recarsi nella casa della zia Cosima per stare con le cugine Valentina e Sabrina “cercando quell’affetto di cui ammette spesso ha un disperato bisogno”.

Pagina dopo pagina gli autori ci conducono con grande perizia in quegli anni e riescono a ricreare l’ambiente familiare che ha portato al tragico evento.

Sarah è quasi sempre nella sua seconda e comincia a frequentare le amicizie della cugina Sabrina fra cui spicca un altro personaggio chiave: Ivano Russo definito – forse ci sembrerà difficile crederlo dalle sue immagini facilmente reperibili su internet, ma così è – “l’Alain Delon di Avetrana” quando non addirittura il “Dio “: cosi invocato nei numerosissimi sms scambiati con Sabrina.

In un contesto di gelosia, parole non dette, scaramucce, comportamenti ambigui da parte di Ivano, cominciano a nascere i presupposti che porteranno alla tragica fine della ragazza. La tensione aumenta in un crescendo che viene sottolineato anche dalla caratura del narrato, gestito con maestria da chi di scrittura se ne intende:

“Alla fine di agosto, Sarah Scazzi è dunque ancora un numero. Una di quelle venti persone che sui dissolvono ogni giorno in Italia. Eppure c’è un momento in cui tutto cambia. La faccia di quella graziosa ragazza bionda descritta come innocente e remissiva, balza alle cronache nazionali. E’ in quel preciso istante che Sarah Scazzi diventa più scomparsa degli altri”.

Si parte dalla scomparsa della ragazza, alle varie ipotesi investigative, al primo colpo di scena di Michele Misseri che per caso in campagna ritrova il cellulare della ragazza, alla sua ammissione di colpevolezza cui aggiunge anche la violenza sessuale post mortem (mai veramente dimostrata anche dagli esami autoptici), al ritrovamento del cadavere e via dicendo. Nel dipanarsi della vicenda non mancano dubbi e ritrattazioni, che vede Sabrina e Cosima come l’epicentro dell’intero misfatto.

Un delitto, quello di Sarah Scazzi, altrove trasformato in un reality show, mentre Piccinni e Gazzanni sono invece riusciti a ricostruire in maniera esemplare questo dramma nel dramma che continua ancora a sconvolgere l’opinione pubblica, inseguendo, tassello dopo tassello, il susseguirsi di eventi molteplici e mutevoli.

Gabriele Basilica

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